Juventus-Como, l’ira dei tifosi bianconeri non si ferma ai calciatori: nel mirino finisce Comolli

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La sconfitta interna della Juventus contro il Como, maturata con un netto 0-2 che giace negli occhi di chi si attendeva una reazione dopo le delusioni europee, ha scatenato la furia della tifoseria. Se in campo sono stati alcuni singoli a offrire una prestazione al di sotto della sufficienza, e il riferimento va al portiere Michele Di Gregorio, autore di una papera sul primo gol di Mërgim Vojvoda, e all’attaccante Loïs Openda, incapace di incidere, la contestazione social ha trovato un bersaglio ben preciso e collocato a debita distanza dal rettangolo verde. L’indice puntato, nella notte di commenti al vetriolo che hanno invaso le piattaforme digitali, è quello che indica la dirigenza, e in particolare il responsabile dell’area tecnica. Se i calciatori sbagliano, sembra essere il ragionamento di fondo, è chi li ha scelti e allestito la rosa a dover rispondere delle proprie scelte.

L’ombra di un progetto tecnico sotto accusa dopo il ko con i lariani

La delusione per il risultato, che ha visto i padroni di casa capitolare sotto i colpi di Vojvoda prima e di Maxence Caqueret poi in una manovra che ha messo in luce tutti i limiti della manovra difensiva, si è dunque trasformata in un vespaio di critiche nei confronti di chi siede nei piani alti della società. I tifosi, attraverso i loro interventi social, hanno sottolineato come l’ennesima battuta d’arresto non possa essere addebitabile esclusivamente a una disattenzione momentanea o alla sfortuna, ma debba essere ricondotta a una pianificazione tecnica che, a loro giudizio, sta mostrando ripetutamente il fianco. L’errore di Di Gregorio sul tentativo di Vojvoda, quel tiro che avrebbe dovuto neutralizzare con maggiore reattività, diventa così la metafora di un’intera gestione considerata fragile, mentre l’impalpabile prova di Openda, sostituito nella ripresa senza aver mai impensierito Jean Butez, rappresenterebbe l’emblema di un mercato poco lungimirante.

Un ko che riaccende i riflettori sulla distanza dalle prime

La squadra di Luciano Spalletti, va detto, continua a navigare in acque agitate: questa sconfitta segue un periodo di digiuno di vittorie che si protrae ormai da cinque gare, con il quarto posto che, complice la possibilità per la Roma di allungare nel posticipo contro la Cremonese, rischia di diventare un miraggio sempre più lontano. La classifica, dopo il ventiseiesimo turno, vede l’Inter saldamente in vetta a 64 punti, con il Milan secondo a quota 54, mentre i bianconeri restano fermi a 46, tallonati proprio da un sorprendente Como arrivato a 45. Ed è in questo scollamento tra le ambizioni di inizio stagione e la realtà di una classifica che vede la squadra lottare per non farsi risucchiare dalla scia delle concorrenti, che attecchisce il malcontento popolare. Non si contano, nei commenti raccolti, i riferimenti alla necessità di un cambio di passo che, però, pare dover partire non dall’allenatore, ma dalla costruzione di un nucleo di giocatori all’altezza, una responsabilità che i fan ripongono con insistenza sul direttore sportivo e su chi, in passato, ha imbastito le campagne acquisti.

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