Meloni e la destra cavalcano l'omicidio Kirk, attaccando la sinistra
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Se qualcuno nutriva ancora dubbi sull’intenzione della destra di sfruttare politicamente fino all’ultimo l’assassinio di Charles Kirk, le ultime quarantotto ore li hanno completamente dissolti. La Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, intervenendo alla festa nazionale dell’UDC, ha scelto di esaltare la figura della vittima, ritratta – con parole che riecheggiano dibattiti oltreoceano – come un paladino del confronto aperto: «Si sedeva in pubblico e consentiva a chiunque di sfidarlo», ha dichiarato, sottolineandone la disponibilità al dialogo. Un approccio, il suo, che in patria pare però seguire la direzione opposta, preferendo la polemica serrata al dibattito.
Non importa, in questa narrazione, quanto la figura dell’omicida, Tyler Robinson, appaia ambigua e difficilmente inquadrabile in uno schieramento politico preciso, mostrando piuttosto un profilo di psiclabilità che di militanza. Né sembra contare la forzatura, spinta oltre il ragionevole, di quelle supposte parentele tra le posizioni della sinistra e il gesto folle del killer. La strategia, che qualcuno definirebbe del “colpirne uno per educarne cento”, procede dritta per la sua strada, costruendo un nesso causale dove forse non esiste.
L’attacco è proseguito con toni ancor più diretti dalla collega di partito Augusta Montaruli, la quale ha accusato platealmente la sinistra di tacere sull’accaduto «per non perdere voti», parlando di «odio politico» e indicando nelle parole della vedova Kirk – «composte, non violente ma nette» – una lezione da seguire per tutto il movimento conservatore. Un movimento che, a suo dire, è sempre stato in difficoltà, ma che ora troverebbe in questa tragedia un nuovo slancio per sostenere le proprie idee.




