Incendio a Crans-Montana, prorogate le misure cautelari per Jessica Moretti

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il Tribunale per le misure coercitive del Cantone del Vallese, accogliendo solo in parte le richieste della procura di Sion, ha deciso di prolungare di tre mesi – dunque fino al prossimo 10 luglio – l’obbligo di firma e il divieto di espatrio per Jessica Moretti, la donna attualmente indagata per omicidio, lesioni e incendio colposi in relazione al rogo che nella notte di Capodanno ha distrutto il discobar “Le Constellation” a Crans-Montana. Le stesse misure, già applicate a gennaio, stavano per scadere; il loro rinnovo, sebbene richiesto dal pubblico ministero con motivazioni ben precise, non ha però comportato l’aggravamento della custodia, come invece auspicato dall’accusa.

Il pericolo di fuga secondo l’accusa e la valutazione del tribunale

Il pm, nel formulare l’istanza di proroga, aveva sostenuto che il rischio di una fuga verso la Francia si fosse “intensificato”, sottolineando come Jessica Moretti – che gestiva il locale insieme al marito – possa disporre di un appartamento a Cannes, circostanza che secondo il rappresentante della pubblica accusa renderebbe concreta la possibilità di sottrarsi alle indagini. La magistratura elvetica, valutando gli elementi raccolti, non ha però condiviso questa lettura più rigorosa, respingendo la richiesta di custodia cautelare e limitandosi a confermare le due misure interdittive già in vigore. Ne consegue che la donna, pur mantenendo una limitazione alla propria libertà di movimento, non verrà rinchiusa in attesa dello sviluppo del procedimento.

Le indagini per il rogo del Constellation e la posizione della direttrice

Jessica Moretti, che si trova attualmente indagata a tre titoli – omicidio colposo, lesioni colpose e incendio colposo – resta quindi libera, seppur con l’onere di presentarsi periodicamente alle autorità e con il divieto di varcare i confini nazionali. L’incendio del Constellation, un locale molto frequentato della località sciistica, aveva suscitato grande attenzione da parte della cronaca giudiziaria svizzera; le fiamme, sviluppatesi nella notte tra il 31 dicembre e il 1° gennaio, hanno provocato la morte di alcune persone e il ferimento di numerosi altri avventori, circostanze che hanno spinto la procura di Sion ad avviare un’inchiesta complessa, incentrata sulla ricostruzione delle cause del rogo e sull’eventuale responsabilità dei titolari dell’esercizio.

Le conseguenze giudiziarie e lo stato delle misure coercitive

La decisione del tribunale, arrivata dopo aver ascoltato le argomentazioni delle parti, sancisce di fatto una via mediana: da un lato si riconosce la gravità dei fatti – non si dimentichi che si procede per omicidio – e la necessità di mantenere un controllo sulla persona indagata, dall’altro si esclude, almeno per ora, che sussistano i presupposti per una detenzione preventiva. L’obbligo di firma, che impone alla Moretti di presentarsi con regolarità in un ufficio di polizia, e il divieto di espatrio, che le impedisce di lasciare il territorio elvetico diretto in Francia (dove, secondo l’accusa, avrebbe a disposizione un alloggio), resteranno quindi in vigore fino all’estate. La proroga triennale? No, solo trimestrale: il giudice ha preferito un rinnovo breve, lasciando intendere che la situazione verrà nuovamente riesaminata a luglio.

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