Ferrari, Vasseur si sente sotto attacco: “Sapevo mi sarebbe arrivata mer*a addosso”
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Redazione Sport
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Frederic Vasseur, il team principal della Scuderia Ferrari, percepisce con chiarezza la pressione crescente che lo circonda, un’atmosfera carica di aspettative e di critiche che lui stesso, del resto, aveva in parte previsto. “Sapevo che mi sarebbe arrivata mer*a addosso”, ha dichiarato senza giri di parole, confermando così una consapevolezza che va ben al di là delle semplici difficoltà tecniche riscontrate in pista. Con il fantasma di Christian Horner, che si staglia sempre più minaccioso dietro le quinte non per una sostituzione immediata ma per quanto potrebbe materializzarsi dopo le prime gare del 2026 – qualora le nuove Rosse non dovessero rivelarsi competitive per la vittoria –, Vasseur si ritrova nuovamente nell’occhio del ciclone mediatico. Il manager francese, tuttavia, non si sottrae al confronto e, nel corso di una lunga intervista, ha scelto di difendere con determinazione il proprio operato e quello del gruppo di ingegneri che lavorano a stretto contatto con lui, dipingendo un quadro di unione interna nonostante le avversità.
La difesa di Vasseur e l'unità del team
Proprio in merito alla tenuta del gruppo, Vasseur ha voluto lanciare un messaggio che suona al tempo stesso come un monito e come un’affermazione di principio. “Sappiamo di non aver sfruttato al massimo il potenziale del nostro pacchetto nelle ultime gare, ma la squadra è unita e pienamente determinata a cambiare rotta”, ha ribadito con forza. Quel “unita”, pronunciato in un momento così delicato, appare come una parola chiave, un concetto strategico che il boss del muretto di Maranello intende ripetere per consolidare lo spirito di Corpo. Un messaggio che, sebbene rivolto anche all’esterno, sembra avere un destinatario privilegiato all’interno della scuderia, alle prese con la complessa transizione tra la fine di una stagione ormai stabilizzata su livelli di performance non eccelsi e il grande balzo nel futuro rappresentato dal regolamento tecnico del 2026.
Le sfide tecniche in vista del Gran Premio di Austin
La determinazione espressa a parole dovrà ora confrontarsi con la concretezza del tracciato, a partire dal prossimo impegno sul circuito delle Americhe, ad Austin, dove è in programma anche la quarta Sprint Race della stagione. Le caratteristiche del Circuit of the Americas, infatti, non sembrano sposarsi in modo ideale con le esigenze della SF-25, una monoposto i cui limiti, specialmente in termini di gestione delle gomme e di regolazione dell’altezza da terra, rischiano di condizionare pesantemente la prestazione. Dopo la doppietta ottenuta nello scorso anno, la squadra italiana punta a un riscatto che si annuncia tutt’altro che semplice, soprattutto dopo essere scivolata al terzo posto nella classifica costruttori, superata dalla Mercedes.
Il contesto e le pressioni esterne
In questo scenario, fatto di voci di corridoio e di un silenzio della proprietà che pesa quanto un’esplicita presa di posizione, la scelta di Vasseur di far parlare i fatti attraverso figure come Santi diventa essa stessa un elemento significativo della strategia di comunicazione. La situazione ricorda, per certi versi, le dinamiche che a volte emergono in alcune inchieste di cronaca nera, dove il procedere delle indagini e lo sviluppo dei processi giudiziari finiscono per influenzare l’ambiente circostante, creando un sottofondo di tensione che va al di là dei semplici fatti accertati. Senza aggiungere dettagli superflui, si può osservare come la pressione mediatica e le aspettative, in casi del genere, diventino parte integrante della sfida da gestire, un fattore con cui Vasseur e il suo team devono necessariamente fare i conti mentre cercano di concentrarsi sul lavoro tecnico per migliorare la vettura.




