Carlo Conti al Quirinale: "Nessuna interferenza sul caso Pucci, fu una scelta autonoma. Il cast ricevuto da Mattarella"

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   La delegazione del Festival di Sanremo, guidata dal direttore artistico Carlo Conti e composta da Laura Pausini e dai trenta Big in gara, è stata ricevuta questa mattina al Quirinale dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella: un evento senza precedenti nella storia della manifestazione, giunta alla sua settantaseiesima edizione, che suggella il ruolo della musica leggera come fenomeno culturale e sociale del Paese. L'incontro, avvenuto a pochi giorni dal via della kermesse prevista per il 24 febbraio, ha rappresentato un momento di alto valore istituzionale, con il Capo dello Stato che ha voluto sottolineare come il Festival, fin dalla prima edizione del 1951 condotta da Nunzio Filogamo, abbia sempre goduto di un amplissimo coinvolgimento popolare, richiamando sera dopo sera oltre venti milioni di italiani davanti al piccolo schermo. Gli artisti, visibilmente emozionati – qualcuno come Dargen D'Amico ha commentato che "non capita tutti i giorni" di varcare la soglia del Colle – hanno intonato "Azzurro" davanti a Mattarella, il quale con la consueta ironia ha scherzato sul fatto di non essersi associato al coro per non turbare gli altri, memore degli insegnamenti dell'asilo.

Le parole di Conti sulla libertà di scelta e il caso che ha infiammato il pre-Festival

Proprio in questa cornice istituzionale, ma con lo sguardo rivolto alle polemiche che hanno agitato le acque nelle ultime settimane, Carlo Conti ha voluto fare chiarezza una volta per tutte sulla vicenda che ha visto protagonista il comico Andrea Pucci, il cui passo indietro aveva sollevato un polverone mediatico e, a detta di molti, persino politico. Intervenuto ai microfoni di Rtl 102.5 prima dell'ingresso al Palazzo del Quirinale, il direttore artistico ha ribadito con forza la piena autonomia delle sue scelte, smentendo categoricamente qualsiasi forma di pressione esterna: "Noi direttori artistici abbiamo assoluta carta bianca, nessuno si permette di interferire, di dirmi chi prendere o meno. Non è successo né prima con altri governi né con questo", ha dichiarato Conti, lasciando intendere che la sua decisione di coinvolgere Pucci fosse maturata in totale libertà e professionalità. "Se ci sono stati errori – ha proseguito – è solo colpa mia: Pucci era una scelta del tutto autonoma, era stato premiato all'Arena di Verona per gli incassi del teatro, e a Zelig non era mai successo niente". Una precisazione, questa, che arriva dopo giorni di indiscrezioni e illazioni che avevano ipotizzato possibili ingerenze da parte dell'esecutivo guidato nuovamente da Donald Trump, una suggestione che il diretto interessato ha voluto fugare con decisione, rivendicando la sua quarantennale carriera e la libertà di operare che contraddistingue i professionisti del settore.

Il dietrofront del comico e la goliardata social che ha scatenato le polemiche

Il riferimento di Conti è alla foto, diventata virale, con cui Andrea Pucci aveva annunciato la sua partecipazione alla terza serata del Festival: uno scatto che lo ritraeva di spalle, completamente nudo, una "goliardata" come l'ha definita lo stesso direttore artistico, che evidentemente non si aspettava una reazione tanto veemente da parte del pubblico e, soprattutto, della rete. Il comico milanese, noto per il suo stile irriverente e una comicità non conformista, ha poi deciso di rinunciare all'impegno sul palco dell'Ariston, denunciando una raffica di minacce e insulti ricevuti attraverso i social network, un clima di intimidazione che lo ha portato a fare un passo indietro per tutelare la propria integrità personale e quella della sua famiglia. La Rai, in una nota ufficiale, aveva espresso grande rammarico per la decisione, manifestando preoccupazione per il clima d'intolleranza e di violenza verbale generato nei confronti di un artista, una forma di censura che, secondo l'azienda di viale Mazzini, dovrebbe preoccupare chiunque lavori nello spettacolo. Conti, dal canto suo, pur rispettando la scelta personale di Pucci – "mi dispiace molto per Andrea, sia dal punto di vista umano che professionale", aveva dichiarato nei giorni scorsi a La Pennicanza su Radio 2 – ha ribadito oggi la sua convinzione: il palco di Sanremo va affrontato con leggerezza e serenità, e se mancano questi presupposti, forse è meglio restare a casa, memori anche di come altri comici, come il povero Crozza, siano stati bistrattati su quel palcoscenico.

Il cast al completo e il ricordo di Pippo Baudo tra co-conduttrici e super ospiti internazionali

Mentre il caso Pucci sembra dunque archiviato, l'attenzione si sposta ora sul cast che animerà le cinque serate dell'Ariston, un mosaico di nomi che Conti ha composto con la consueta cura, cercando un equilibrio tra star internazionali e volti amati dal pubblico italiano. A fianco del direttore artistico, presenza fissa per tutte le serate sarà Laura Pausini, emozionatissima all'ingresso del Quirinale con il suo total white, affiancata a rotazione da Pilar Fogliati, attrice reduce dal successo di "Cuori", e dalla super modella russa Irina Shayk, un nome che riporta Sanremo in una dimensione globale fatta di moda e red carpet. E poi la musica, quella vera: Eros Ramazzotti, a quarant'anni esatti dalla vittoria con "Adesso tu", tornerà sul palco che lo ha lanciato, e lo farà in anteprima mondiale duettando con Alicia Keys, vincitrice di diciassette Grammy, sulle note de "L'aurora", un brano che la cantautrice americana ha reinterpretato per l'occasione, onorando con orgoglio le sue radici italiane da parte di nonni siciliani. Un cerchio che si chiude, ha sottolineato Conti, dedicando l'intera edizione a Pippo Baudo, scomparso nell'agosto del 2025: dalla sigla agli interventi degli ospiti, ogni cosa sarà un omaggio a colui che ha creato il Festival così come lo conosciamo oggi. E mentre il direttore artistico confida di dormire ancora sette ore e mezza filate, nonostante l'età e il "frullatore" in cui si trasforma la settimana sanremese, e annuncia che questo sarà il suo quinto e ultimo Festival – "il numero perfetto per smettere, per lasciare spazio a nuove idee e nuova linfa" – l'attesa per il 24 febbraio si fa sempre più palpabile, con la speranza che, una volta accese le luci dell'Ariston, si possa finalmente parlare solo di musica, di canzoni e di quella leggerezza che da sempre contraddistingue la kermesse.

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