Carlo Conti rompe il silenzio: "Pucci era una mia scelta, nessuna interferenza esterna"

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   La macchina sanremese, con i suoi ingranaggi ormai prossimi all'accensione ufficiale, si porta dietro un bagaglio di polemiche che il direttore artistico Carlo Conti ha voluto recidere alla radice. Intervenuto ai microfoni di RTL 102.5, nel programma condotto da Massimo Giletti, il conduttore ha riavvolto il nastro sulle voci che volevano pressioni esterne dietro la scelta, e la conseguente rinuncia, del comico Andrea Pucci. Una vicenda, quella del passo indietro dell'artista, che aveva sollevato un polverone mediatico e che Conti ha liquidato con nettezza: "Torno sull'argomento per ripetere ancora una volta che abbiamo assoluta carta bianca, nessuno si permette di interferire". Il riferimento, nemmeno troppo velato, correva a presunte ingerenze politiche nella composizione del cast, smentite con forza dal direttore artistico, il quale ha rivendicato per sé e per i suoi colleghi "una certa autonomia, perché siamo professionisti e lavoriamo con autonomia". Se di errori si è trattato, ha scandito, "sono soltanto per colpa mia".

La scelta di Pucci, ha spiegato Conti ripercorrendo le tappe della decisione, era stata del tutto autonoma e motivata esclusivamente da ragioni artistiche e di cassetta: lo avevano premiato all'Arena di Verona per gli incassi teatrali, e la sua presenza a Zelig non aveva mai creato alcun tipo di turbativa. "È chiaro che il Festival di Sanremo è nell'occhio del ciclone", ha ammesso il conduttore, sottolineando come quell'occhio del ciclone trasformi ogni dettaglio in un'occasione per "parlare o sparlare". La speranza, adesso che l'edizione numero settantasei è alle porte, è che il vortice delle polemiche lasci spazio alla musica e ai cantanti, affinché si possa finalmente tornare ad ascoltare le canzoni e a vivere le serate con quella leggerezza che da sempre contraddistingue la kermesse.

L'abbraccio del Quirinale e il sigillo di Mattarella sulla musica pop

Mentre le acque intorno al caso Pucci cercano di calmarsi, il Festival ha vissuto un momento di alto profilo istituzionale che ne ha sancito il valore culturale. Per la prima volta nella storia della manifestazione, l'intero cast dei Big in gara, insieme a Carlo Conti e alla co-conduttrice Laura Pausini, è stato ricevuto al Palazzo del Quirinale dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Un evento che ha assunto i contorni di una vera e propria cerimonia di investitura, durante la quale il Capo dello Stato ha voluto ricordare le origini radiofoniche della manifestazione, citando la voce di Nunzio Filogamo e quella prima edizione del 1951 che lui, all'età di dieci anni, ricorda bene. "C'è un amplissimo coinvolgimento popolare nel nostro Paese", ha dichiarato Mattarella, "coinvolgimento che è rimasto costante grazie alla Rai che ha accompagnato anno per anno il Festival conducendolo nelle case degli italiani". Più di venti milioni di cittadini, ha aggiunto, seguono sera per sera l'evento, un dato che testimonia la forza di un rito collettivo capace di unire generazioni diverse.

Di fronte ai cantanti riuniti, che in un momento di spontanea allegria hanno intonato "Azzurro" davanti al Capo dello Stato, Mattarella ha voluto offrire una riflessione profonda sul ruolo della musica popolare, spesso ingiustamente considerata un genere minore. Citando Alessandro Manzoni e il suo "timore del senso comune", ha difeso la dignità culturale della canzone leggera, paragonandola allo sport come fenomeno di aggregazione sociale e di superamento dei propri limiti. Laura Pausini, visibilmente emozionata, ha colto l'occasione per ringraziare il Presidente: "Lei ha detto che la musica pop italiana rappresenta una parte importante della cultura del nostro Paese. Non sempre veniamo riconosciuti come tali, quindi la vorrei ringraziare a nome di tutti". La sua frase conclusiva, "Noi facciamo musica, non facciamo la guerra", ha suggellato un momento di rara sintonia tra il Palazzo e il palco.

Ospiti internazionali e un filo rosso che lega Sanremo a Pippo Baudo

Nel frattempo, il mosaico delle cinque serate si arricchisce di tessere di prestigio, confermando la vocazione internazionale di questa edizione. Carlo Conti ha ufficializzato quella che era stata un'indiscrezione: nella serata di giovedì, la terza, saliranno sul palco dell'Ariston Eros Ramazzotti e Alicia Keys. I due artisti, che hanno recentemente inciso insieme il brano "L'Aurora", si esibiranno in un duetto che si preannuncia come uno dei momenti clou della manifestazione. Alla cantante statunitense, al suo esordio assoluto sul palco del Festival, si affiancherà anche la supermodella russa Irina Shayk, che affiancherà Conti e Pausini in veste di co-conduttrice in quella stessa serata, completando un quadro di presenze femminili che vedrà anche l'attrice Pilar Fogliati salire sul palco in altre occasioni.

Ma l'edizione del 2026 porta con sé un carico emotivo particolare, un filo conduttore che legherà ogni momento della kermesse a una delle figure cardine della storia del Festival. "L'intera edizione di quest'anno sarà dedicata a Pippo Baudo", ha rivelato Conti, spiegando che l'omaggio sarà percepibile fin dalla sigla di apertura. Un tributo doveroso, ha lasciato intendere il direttore artistico, verso colui che ha plasmato il format moderno del Festival, rendendolo quello che è oggi. Un ricordo che aleggerà su ogni sera, un modo per portare idealmente sul palco un pezzo di storia della televisione italiana, mentre la macchina sanremese si prepara a macinare note e emozioni.

Un testamento spirituale e il passaggio di consegne nel segno dei numeri

Al di là degli ospiti e delle polemiche rientrate, Carlo Conti ha voluto lanciare un messaggio che profuma di testamento spirituale, quasi a voler preparare il pubblico a un addio. "Questo Sanremo è il quinto, quindi un numero perfetto. Due la prima e due la seconda, perfetto per smettere", ha dichiarato con la consueta pacatezza, annunciando di fatto che questa sarà la sua ultima volta alla guida del Festival. Un ragionamento numerico che lascia poco spazio alle interpretazioni: negli ultimi dodici anni, la direzione artistica è stata appannaggio di tre soli nomi, dieci anni divisi tra lui e Amadeus e due di Claudio Baglioni. "Si può anche cambiare", ha riflettuto Conti, sottolineando come sia necessario portare "nuove idee, nuova linfa" in una manifestazione che, pur nella sua eterna giovinezza, ha bisogno di sguardi inediti per continuare a rinnovarsi.

La serenità con cui il conduttore affronta questa che si profila come la sua ultima fatica sanremese traspare anche dai racconti della sua quotidianità: sette ore e mezza di sonno, otto, tutte filate, una fortuna che gli permette di ricaricare le batterie e di affrontare quel "frullatore" che è la settimana del Festival. Perché se la conduzione è la punta dell'iceberg, ha spiegato, il lavoro di chi ha la responsabilità artistica è fatto di mille dettagli, di luci, di prove, di piccole sfumature da curare con il gruppo di autori. Un impegno totalizzante che, a quanto pare, dopo questa edizione lascerà spazio a nuove avventure, forse un ritorno alla radio, "il primo grande amore" che, come ha confessato, non si scorderà mai.

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