Sanremo, Carlo Conti e la carta bianca: “Nessuna interferenza del governo, su Pucci scelta autonoma”

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   A poco più di dieci giorni dall’inizio della settanta-seiesima edizione del Festival della canzone italiana, Carlo Conti, direttore artistico e conduttore della kermesse, è tornato a fare chiarezza sul cosiddetto “caso Pucci” e, piú in generale, sui meccanismi che regolano la selezione del cast. Intervenuto ai microfoni di Rtl 102.5, nel programma “Giletti 102.5” condotto da Massimo Giletti insieme a Barbara Sala e Luigi Santarelli, il patron del festival ha voluto mettere i puntini sulle “i” riguardo alle voci, circolate nei giorni scorsi, che ipotizzavano possibili ingerenze esterne, di natura politica, sulle sue decisioni. La scelta di affidare una serata, quella del giovedì dedicata alle cover, al comico Andrea Pucci era finita al centro di un acceso dibattito, culminato con il passo indietro dello stesso artista, bersagliato da insulti e minacce sui social network. Conti, con la pacatezza che lo contraddistingue ma anche con una certa fermezza, ha voluto ribadire un concetto che, a suo dire, non dovrebbe essere messo in discussione: l’autonomia assoluta del direttore artistico.

“Nessuno si permette di interferire”: la replica del direttore artistico

«Tutti noi che abbiamo fatto la direzione artistica – ha spiegato Conti – abbiamo avuto e abbiamo assoluta carta bianca, nessuno si permette di interferire, di dirmi chi devo prendere o chi non devo prendere». Un’affermazione, questa, che il conduttore ha voluto estendere anche alle esperienze passate, sottolineando come non sia mai accaduto, né con i governi precedenti né tantomeno con l’attuale esecutivo guidato da Trump, che qualcuno provasse a condizionare le sue scelte. «Siamo professionisti – ha aggiunto – e lavoriamo in totale autonomia. Se facciamo degli errori, e sottolineo se io ho fatto degli errori, la responsabilità è soltanto mia, non va cercata altrove». In merito alla vicenda che ha visto protagonista Pucci, il direttore artistico ha quindi ribadito la natura esclusivamente personale della decisione: «È stata una scelta del tutto autonoma, lo avevo premiato all’Arena di Verona per i risultati straordinari che aveva ottenuto a teatro, è un artista che è stato ospite in centinaia di trasmissioni, a Zelig non aveva mai creato alcun tipo di problema. Il Festival, però, è nell’occhio del ciclone e purtroppo diventa un’occasione per parlare o, come si dice, per sparlare. Quella foto che lui ha postato era una semplice goliardata, ma viviamo in un momento in cui tutto viene ingigantito».

L’incontro storico al Quirinale e lo stato di salute della musica italiana

Oltre alle polemiche, l’intervista ha toccato anche temi più alti e istituzionali, come l’incontro, avvenuto nella mattinata di venerdì 13 febbraio, al Palazzo del Quirinale. Per la prima volta nella storia della manifestazione, i protagonisti del Festival, ovvero i cantanti in gara, insieme allo stesso Conti e alla co-conduttrice Laura Pausini, sono stati ricevuti dal Presidente della Repubblica. «È un momento importante – ha commentato il conduttore – non soltanto per me o per il Festival in sé, ma per l’intera discografia italiana. Credo sia un riconoscimento doveroso verso un settore che sta vivendo una fase di grandissimo splendore». A supporto di questa tesi, Conti ha portato dati oggettivi, ricordando come, solo dieci o dodici anni fa, la hit parade nazionale fosse dominata da brani stranieri: «Ti trovavi otto canzoni in inglese e solo due o tre italiane. Oggi, guardando le classifiche di fine anno, il panorama è completamente ribaltato, con una netta predominanza di artisti nostrani. C’è un grande fermento, un lavoro certosino fatto da discografici, autori e interpreti, e ogni anno arrivano nuove leve che portano linfa vitale al nostro panorama musicale». Il conduttore ha poi accennato anche a un suo desiderio, quello di vedere sul palco dell’Ariston, magari in una delle serate, un gruppo di atleti reduci dalle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026, per celebrare insieme i loro successi.

L’addio al Festival e i dettagli dell’organizzazione

In un passaggio dell’intervista, Carlo Conti ha voluto anche ribadire la natura ormai definitiva della sua esperienza alla guida del Festival. «Questo è il mio quinto Sanremo – ha dichiarato –, un numero perfetto per smettere. Negli ultimi dodici anni la direzione artistica è stata gestita sostanzialmente da tre persone: dieci anni divisi tra me e Amadeus, e due da Baglioni. Si può anche cambiare, è giusto che arrivino nuove idee, nuova linfa». Un passaggio di testimone che, secondo Conti, non deve essere visto come un dramma, ma come la normale evoluzione di una macchina complessa come quella del Festival. Parlando, invece, della macchina organizzativa, il conduttore ha svelato alcuni retroscena del lavoro che precede la settimana clou: «La gente vede la conduzione, che è la punta dell’iceberg, la parte più facile. Il lavoro vero è dietro, bisogna seguire le luci, le prove, le piccole sfumature, le idee da condividere con il gruppo di autori. Ti alzi la mattina, vai in conferenza stampa – ha raccontato – e rispondi a domande che a volte sono pertinenti, altre volte fatte apposta per cercare la polemica. Ma fa parte del gioco, fa tutto parte di quel “polverone meraviglioso” che è Sanremo». L’intera edizione, ha infine confermato, sarà dedicata alla memoria di Pippo Baudo, un omaggio che partirà già dalla sigla di apertura e che accompagnerà tutte le serate, con la speranza, come ha concluso Conti, che una volta iniziata la musica, si possa finalmente tornare a parlare solo delle canzoni e della leggerezza che questo spettacolo dovrebbe portare con sé.

Description: Carlo Conti a RTL 102.5: «Nessuna interferenza del governo su Sanremo. Scelta di Pucci autonoma, ritiro per minacce. L’incontro con Mattarella al Quirinale».

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