Vernice verde e nera sulle pietre d'inciampo di Trastevere, il secondo sfregio in tre anni
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Redazione Interno
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Le pietre d'inciampo dedicate a Michele Ezio Spizzichino e Aurelio Spagnoletto, in via Dandolo 6 a Trastevere, sono state imbrattate con vernice verde e nera. L'atto è stato compiuto nella notte tra domenica e lunedì, quella di Yom Kippur, la ricorrenza più solenne del calendario ebraico. A dare notizia dello sfregio è stata la comunità ebraica di Roma, attraverso i propri canali, con una foto che ha rapidamente circolato in rete.
Non è la prima volta che quelle due targhe d'ottone vengono prese di mira. Erano già state vandalizzate nell'ottobre del 2023, quando furono annerite al punto da sembrare bruciate. In quell'occasione, all'indomani dello sfregio in via Dandolo, altre due pietre d'inciampo furono danneggiate in via Mameli 47, sempre a Trastevere: erano quelle dedicate a Eugenio e Giacomo Spizzichino. La Procura di Roma aprì un'inchiesta per danneggiamento aggravato dall'odio razziale, affidandola ai magistrati dell'antiterrorismo.
Michele Ezio Spizzichino e Aurelio Spagnoletto furono arrestati il 16 maggio 1944 proprio nel palazzo di via Dandolo dove oggi si trovano le pietre. Avevano rispettivamente 36 e 39 anni. Da lì furono deportati ad Auschwitz e assassinati nel campo di sterminio. Le pietre d'inciampo, piccoli cubi di ottone incastonati nel selciato davanti all'ultima abitazione delle vittime, riportano i loro nomi, le date di nascita e il luogo di morte.
Victor Fadlun, presidente della comunità ebraica di Roma, ha commentato l'accaduto con parole dure: «Ancora un oltraggio alla memoria della Shoah romana. Ancora uno sfregio alle pietre d'inciampo». Fadlun ha definito l'atto «una barbarie di allora che si ripete adesso attraverso un atto vile e inaccettabile».
Il presidente ha poi sottolineato il significato della data scelta: colpire la memoria di due vittime della Shoah proprio nella notte di Yom Kippur «significa oltraggiare la comunità ebraica, ma anche la città di Roma e la sua storia». Secondo Fadlun, chi cerca di cancellare quei nomi «vuole rendere invisibili le vittime e riabilitare l'odio che le portò alla morte».
Sui colori della vernice utilizzata, il verde e il nero, Fadlun ha osservato che «il fatto che la vernice porti i colori della bandiera palestinese conferma la deformazione della verità e della storia, allora come oggi». Il presidente ha poi assicurato che le pietre saranno ripulite e ha aggiunto: «Ci auguriamo che i responsabili siano rapidamente identificati e puniti».
Le pietre d'inciampo, ideate dall'artista tedesco Gunter Demnig, sono state collocate a Roma in diverse zone della città, in particolare nei quartieri un tempo a forte presenza ebraica come Trastevere e il rione Sant'Angelo. Il loro scopo è riportare la memoria della deportazione nei luoghi esatti dove le vittime vivevano, trasformando le strade in un museo diffuso. Ogni pietra è un blocco di ottone con incisi il nome, l'anno di nascita, la data e il luogo della deportazione, e, quando nota, la data di morte.
L'episodio di via Dandolo rientra in una serie di atti analoghi registrati negli ultimi anni. Oltre ai due casi del 2023, sempre nel quartiere di Trastevere, altre pietre erano state danneggiate in passato. La recidività degli attacchi ha portato le istituzioni a intervenire in più occasioni con condanne ufficiali e con la ripulitura delle targhe, mentre le indagini della Digos hanno cercato di risalire agli autori.
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