Pietre d'inciampo, i nomi e i luoghi della memoria che interrogano il presente

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La memoria, che si solidifica nell’ottone lucente di una pietra incastonata nel selciato, è un atto di resistenza contro l’oblio, come ricorda l’antica massima del Talmud secondo cui “si muore veramente quando il proprio nome viene dimenticato”. È proprio questa l’essenza delle pietre d’inciampo, quei piccoli sanpietrini ricoperti d’ottone che, sparsi per l’Italia in occasione della Giornata della Memoria, riportano alla luce nomi e destini di quanti furono strappati alle loro vite dalla furia dell’Olocausto. Un progetto, quello dell’artista Gunter Demnig, che ha trovato ampia adesione in molte amministrazioni locali, le quali, consapevoli del rischio che la ricorrenza possa “sbiadire nella retorica delle celebrazioni”, come ha sottolineato la sindaca di Bergamo Elena Carnevali, vi riconoscono piuttosto uno strumento per permettere “all’oggi di incontrare il passato”. Un incontro necessario, secondo il sindaco di Palermo Roberto Lagalla, per tenere viva una memoria collettiva che richiami, specialmente nei giovani, “il valore universale dei diritti umani e della libertà”.

Palermo ricorda quattro vite spezzate

A Palermo, dove l’amministrazione comunale ha voluto ripercorrere il dramma della Shoah attraverso un gesto concreto e duraturo, sono state infatti installate quattro nuove pietre d’inciampo. Ognuna di esse racconta una storia radicata nella città: quella del medico Josef Lewsztein, del carabiniere Calcedonio Giordano, dell’agente di Polizia Annibale Tonelli e dell’antiquario Otto Rosenberg. Sono nomi che, fino a ieri, forse risuonavano solo negli archivi o nelle memorie familiari, e che ora, con l’apposizione di quelle targhe nel tessuto urbano, diventano patrimonio permanente della collettività, un monito silenzioso ma tangibile per chiunque vi passi accanto, costretto a un’inevitabile riflessione.

A Padova il ricordo di un giovane laureato

Un simile percorso di ricostruzione identitaria si è compiuto anche a Padova, davanti al Palazzo del Bo, sede dell’antica università. Qui una nuova pietra d’inciampo ricorda Leopold Götz, laureato in Chimica in quell’ateneo e morto giovanissimo nel campo di sterminio di Auschwitz. Quell’insignificante quadrato d’ottone, posato in una data simbolica, stabilisce un ponte diretto e doloroso tra il luogo del sapere, della formazione e del futuro promettente che era stato suo, e l’abisso di violenza e annientamento che invece ne segnò il destino, interrompendone bruscamente l’esistenza.

Novara e le pietre posate in una piazza

A Novara, invece, la commemorazione odierna si è concentrata in piazza Santa Caterina, dove due pietre d’inciampo erano state già posate nel 2022 in memoria di Amadio Jona e di suo nipote Giacomo Deina, arrestati nel settembre del 1943 e poi deportati e uccisi ad Auschwitz. L’evento di questa mattina, promosso dal Comune in collaborazione con associazioni come l’Anpi e l’Istituto storico della Resistenza, ha fatto di quello spazio non solo un luogo di passaggio, ma un punto di raccolta e di riflessione attiva, dove il ricordo si fa collettivo senza bisogno di grandi discorsi, ma semplicemente attraverso la presenza fisica di una testimonianza incisa nel metallo e nella pietra.

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