Tari, a Siracusa costi in linea con la Sicilia ma sopra la media nazionale
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Redazione Interno
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La tassa sui rifiuti, meglio nota come Tari, continua a essere un tema caldo in Italia, con differenze significative tra una città e l’altra. A Siracusa, secondo i dati del Rapporto 2024 dell’Osservatorio Prezzi e Tariffe di Cittadinanzattiva, la spesa media si attesta a 398 euro, in leggero calo rispetto ai 413 euro del 2023 (-3,6%). Un dato che, seppur in miglioramento, rimane al di sopra della media nazionale, fissata a 329 euro, e in linea con la media regionale siciliana di 390 euro.
Il quadro dipinto dalla Uil, che descrive una situazione critica, viene in parte ridimensionato dall’analisi di Cittadinanzattiva, la quale evidenzia come, nonostante i costi elevati, il problema principale resti l’efficienza del servizio e la necessità di aumentare la frazione differenziata. Quest’ultima, infatti, rappresenta un tassello cruciale per abbattere i costi della Tari, riducendo così il peso sulle tasche dei cittadini.
A livello nazionale, le differenze sono marcate. Se a Novara, come confermano sia l’Osservatorio Prezzi e Tariffe che la Uil, la Tari è tra le più basse d’Italia, con cifre che si attestano ben al di sotto della media, in città come Pistoia la situazione è diametralmente opposta. Qui, secondo una nota dei Democratici, il costo della tassa è aumentato del 50% rispetto alla media nazionale, diventando la quinta più cara del Paese. Un incremento che, come sottolineano i critici, non è giustificato da un miglioramento del servizio, lasciando famiglie e attività commerciali a sostenere un onere sempre più insostenibile.
Le disparità territoriali sono evidenti: a La Spezia si spendono 170 euro all’anno, mentre a Pisa si arriva a 595 euro. Un divario che supera i 400 euro, con il Sud che, nonostante servizi spesso meno efficienti, paga in media 388 euro a famiglia, contro i 278 euro del Nord-Est. Un paradosso che, come evidenziato da un’indagine del Servizio Stato Sociale, Politiche Fiscali e Previdenziali, Immigrazione delle Uil, riflette una gestione disomogenea del ciclo dei rifiuti, aggravata da fenomeni di evasione che contribuiscono a far lievitare i costi per chi paga.




