L’Italbasket femminile torna ai Mondiali dopo trentadue anni, decisiva la vittoria contro la Spagna
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Redazione Sport
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Sul parquet del Coliseo José Miguel Agrelot di San Juan, in Porto Rico, la notte italiana di domenica ha regalato una pagina di storia alla pallacanestro femminile, con la nazionale che ha strappato il pass per i Mondiali di Berlino in programma dal 4 al 13 settembre. Il successo per 68-56 contro la Spagna, vice campione d’Europa, ha certificato un cammino netto nel torneo di pre-qualificazione, impreziosito dai precedenti successi contro le padrone di casa di Porto Rico (78-41) e la Nuova Zelanda (74-51). Una prestazione corale, quella diretta da Andrea Capobianco, che ha visto in Cecilia Zandalasini, autrice di 22 punti e festeggiante il suo trentesimo compleanno, la trascinatrice assoluta, sebbene l’intera squadra abbia mostrato una solidità difensiva tale da costringere le iberiche a ben ventiquattro palle perse.
L’equilibrio spezzato dalla qualità individuale e dalla tenacia collettiva
La partita, al di là del risultato finale, ha vissuto fasi alterne che ne hanno aumentato il pathos, con le spagnole che dopo un primo tempo equilibrato chiuso sul 28-26 avevano innestato un parziale di 19-2 tra la fine del secondo periodo e l’inizio del terzo, toccando il massimo vantaggio sul 40. La reazione azzurra, però, non si è fatta attendere e ha preso forma grazie alle penetrazioni della stessa Zandalasini e alle giocate in regia di una superba Francesca Pasa, autrice di 14 punti con un eccellente 6/7 dal campo, elementi che hanno permesso all’Italia di riportarsi avanti e di chiudere la frazione sul +4 (47-43). È nel quarto periodo, tuttavia, che la squadra di Capobianco ha piazzato l’allungo decisivo, con Olbis Andrè brava a completare un gioco da tre punti e Lorela Cubaj, colonna portante del quintetto, a siglare una tripla che faceva esplodere la panchina azzurra, ormai consapevole del traguardo iridato a portata di mano.
Il contributo determinante del blocco Famila e le note liete in cabina di regia
Nel successo azzurro, oltre alla straripante prova di Zandalasini, va sottolineato l’apporto fondamentale delle giocatrici del Famila Schio, con Jasmine Keys capace di inserire canestri pesanti e quattro palle rubate, e Costanza Verona, sebbene poi costretta a uscire per un problema alla spalla destra nel corso della sfida. Una menzione particolare la merita la già citata Francesca Pasa, playmaker che con le sue accelerazioni ha mandato in tilt la difesa spagnola, dimostrando come la profondità del roster sia un’arma in più per questo gruppo. La cabina di regia, ben orchestrata dall’assistant coach Gianluca Fontana (anche lui proveniente dalla realtà scledense), ha retto l’urto nei momenti di difficoltà, come quando un infortunio ha fermato anche la giovane Francesca Pan a causa di una contusione toracica rimediata nella gara con la Nuova Zelanda, dimostrando che la forza del collettivo può sopperire a evenienze sfavorevoli.
Il valore di un percorso iniziato col bronzo europeo e la dedica del coach
Questa qualificazione, che mancava dall’edizione di Sydney del 1994, non arriva per caso ma si inserisce in un ciclo vincente iniziato con la medaglia di bronzo conquistata agli Europei in Grecia nell’estate del 2025, un percorso che il coach venafrano Andrea Capobianco ha voluto dedicare con commozione al fratello scomparso nel luglio precedente. La prestazione contro una Spagna che pure aveva già staccato il biglietto per la Germania, ma che è stata costretta a subire l’intensità italiana, assume i contorni di una prova di maturità per un gruppo che a Berlino, forte di queste certezze, potrà presentarsi con ambizioni credibili. L’ultimo impegno della finestra di San Juan, in programma domani contro il Senegal alle ore 19 italiane, servirà per rifinire la condizione e concedere spazio a chi ha avuto meno minutaggio, in attesa di affrontare a settembre le migliori nazionali del panorama mondiale in terra tedesca.




