Dazi, a Londra tavolo tra Usa e Cina: il nodo delle terre rare
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Redazione Esteri
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A Londra, mentre la pioggia batte sui tetti grigi del quartiere governativo, si apre un nuovo capitolo delle trattative tra Stati Uniti e Cina, che dopo la fragile tregua raggiunta a Ginevra tornano a confrontarsi sui dazi. Al centro dei colloqui, che potrebbero protrarsi fino a martedì, c’è una questione spinosa: il monopolio cinese sulle terre rare, materiali essenziali per l’industria aerospaziale, militare e tecnologica. Pechino, consapevole del proprio vantaggio strategico, non ha esitato a usare questa leva negoziale, dimostrando una capacità di manovra affinata negli anni, anche durante le precedenti tensioni commerciali con l’amministrazione Trump.
Le tariffe doganali, sebbene temporaneamente congelate dopo l’accordo del 13 maggio che le ha limitate al di sotto del 100%, restano un campo minato. Gli Stati Uniti applicano tuttora un dazio generale del 10% sulle merci cinesi, a cui si aggiunge un ulteriore 20% legato alla produzione di fentanyl, droga sintetica di cui Washington accusa la Cina di essere il principale produttore. Ma è la questione delle terre rare a preoccupare maggiormente le aziende americane, soprattutto quelle tech, che dipendono quasi interamente dalle esportazioni cinesi.
La delegazione statunitense, guidata dal segretario del Tesoro Scott Bessent e dal rappresentante commerciale Jamieson Greer, punta a ottenere concessioni sul controllo delle esportazioni di questi materiali, mentre il vicepremier cinese He Lifeng difende gli interessi del Dragone con pragmatismo. L’edificio del Foreign Office che ospita i colloqui, teatro di altri vertici internazionali, è diventato lo sfondo di una partita che potrebbe ridefinire gli equilibri commerciali globali.
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