Ben-Gvir definisce "vergogna" gli aiuti a Gaza, mentre a Khan Yunis scarseggiano le sacche di sangue

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Mentre il bilancio delle vittime a Gaza continua a salire – altre 21 persone uccise oggi, molte delle quali in fila per ricevere cibo – il ministro della sicurezza nazionale israeliano, Itamar Ben-Gvir, ha chiesto la “sospensione totale” degli aiuti umanitari diretti alla Striscia, definendoli “una vergogna assoluta”. La sua posizione, già condivisa da settori ultranazionalisti del governo, è stata ribadita con toni perentori: “Chiederò a Netanyahu di rivotare. Fermare gli aiuti ci porterà rapidamente alla vittoria”.

Intanto, a Khan Yunis, gli ospedali sono al collasso. I medici denunciano una carenza critica di sacche di sangue, indispensabili per far fronte al numero enorme di feriti. Un recente carico di 1.500 unità di plasma e 1.400 di sangue, inviato dalla Cisgiordania occupata, ha permesso all’ospedale locale di coprire il fabbisogno per due settimane, come spiegato dal dottor Mohammed Saqr. Ma la situazione rimane precaria, con le strutture sanitarie costrette a operare in condizioni disperate.

La decisione israeliana di sospendere gli aiuti – presa dopo le pressioni del ministro Bezalel Smotrich, che aveva minacciato di lasciare l’esecutivo in caso di inazione – rischia di aggravare ulteriormente la crisi umanitaria. Già oggi, secondo fonti ospedaliere citate da Al Jazeera, almeno 31 palestinesi sono morti in nuovi attacchi, alcuni dei quali colpiti da un drone israeliano nei pressi dell’ospedale da campo giordano a ovest di Khan Yunis.

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