L’Italia manca il terzo Mondiale consecutivo: un record negativo che non ha precedenti
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Redazione Sport
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Dopo la sconfitta di Zenica contro la Bosnia, la Nazionale italiana ha messo a segno un primato storico che di celebrativo ha ben poco. Gli Azzurri, infatti, sono diventati la prima squadra al mondo ad aver vinto almeno una Coppa del Mondo e a mancare la successiva qualificazione per tre edizioni consecutive. Un’astinenza lunga dodici anni (dal 2014, l’ultima apparizione in Brasile) che nessun’altra formazione campione del mondo aveva mai dovuto sopportare. Se è vero che altre quattro nazionali, in passato, hanno saltato due Mondiali di fila, nessuna era mai scivolata così in basso nella spirale dell’esclusione. L’Uruguay, per citare un esempio simile, potrà sempre vantare i trionfi del lontano 1930 e 1950, ma la sua storia recente non conosce un digiuno di tale portata in termini di assenze dalla fase finale.
Il verdetto è arrivato al termine di una notte da incubo sul piccolo e gelido campo del Bilino Polje, teatro ennesimo di una débâcle annunciata. Per la terza volta consecutiva, l’Italia si giocava il tutto per tutto ai playoff, dopo la disfatta con la Svezia a San Siro (13 novembre 2017) e quella con la Macedonia al Barbera (24 marzo 2022). Stavolta, con la Bosnia di Edin Dzeko e Muharemovic dall’altra parte, la posta in palio era un biglietto per gli Stati Uniti, il Canada e il Messico, ospiti della prossima Coppa del Mondo. La partita sembrava incanalarsi sul binario giusto per gli Azzurri, che avevano rotto l’equilibrio con la rete di Moise Kean, ma un episodio, come spesso accade in queste gare senza appello, ha cambiato il corso degli eventi.
Il rosso a Bastoni e il lungo calvario in dieci uomini
L’episodio chiave, quello che ha ribaltato la posta in gioco, è arrivato poco prima dell’intervallo. Su un’azione in profondità, Alessandro Bastoni è intervenuto da ultimo uomo, un intervento da manuale che al calcio moderno lascia poco spazio all’interpretazione: il difensore è stato espulso con un cartellino rosso diretto, costringendo l’Italia a giocare per oltre un tempo in inferiorità numerica. Gattuso, costretto a ridisegnare la squadra, ha dovuto sacrificare un riferimento offensivo per rinforzare la linea difensiva, rinunciando praticamente a ogni velleità di manovra per chiudersi a riccio. Da quel momento, la partita ha assunto un copione fin troppo prevedibile: la Bosnia, forte dell’uomo in più, ha preso il controllo delle operazioni, mentre gli Azzurri si sono trincerati nella propria metà campo, cercando di difendere il fragile vantaggio.
La pressione, alla lunga, ha dato i suoi frutti per i padroni di casa. A pochi minuti dal termine, Haris Tabakovic ha trovato il varco giusto per siglare il pareggio che ha spinto la sfida ai tempi supplementari. Un tempo extra che ha prosciugato le residue energie della truppa di Gattuso, già provata dall’inferiorità numerica, fino all’inevitabile approdo ai calci di rigore. Sul dischetto, però, la storia recente della Nazionale ha preso il sopravvento: i bosniaci sono apparsi più lucidi, concretizzando con cinismo le loro battute, mentre l’Italia, con errori decisivi, ha visto svanire il sogno mondiale. Il risultato finale di 5-2 dal dischetto ha sancito una supremazia che, in realtà, era già emersa durante la gestione della partita.
I precedenti e il peso di una generazione senza Mondiali
Quella di Zenica rappresenta una ferita che si aggiunge a un ciclo di insuccessi iniziato ormai un decennio fa. Dopo le eliminazioni ai gironi nei Mondiali del 2010 e del 2014, il crollo verticale ha preso la forma di due eliminazioni nei playoff nel 2018 e nel 2022, a cui si è aggiunta questa terza beffa consecutiva. Si tratta di un declino che appare quasi paradossale se si considera che nel mezzo di questa sequenza negativa, la Nazionale si è laureata campione d’Europa nel 2021, alimentando l’illusione di una rinascita prontamente smentita dai fatti. Non è bastata la grinta mostrata in inferiorità numerica né l’esperienza di un commissario tecnico come Gattuso, che alla vigilia aveva messo in guardia dalla forza della Bosnia, definendo l’avversario “una squadra vera” e richiamando la responsabilità di chi indossa quella maglia.
L’eliminazione ha quindi un sapore amaro non solo per la sconfitta in sé, ma per la consapevolezza che si è sprecata un’occasione storica. La Bosnia, infatti, approfitterà di questo trionfo per tornare a calcare il palcoscenico mondiale a distanza di dodici anni dall’unica altra partecipazione, quella del 2014. Dall’altra parte, invece, per l’Italia si apre un vuoto difficile da colmare: una generazione di calciatori, molti dei quali protagonisti anche della vittoria europea, si troverà a vivere un’altra estate da spettatrice. Un’assenza che conferma come il problema della Nazionale non sia più legato a un episodio isolato, ma a una difficoltà strutturale nel superare l’ultimo scoglio della fase di qualificazione, un tabù che dal 2017 a oggi si è trasformato in una tragica abitudine.




