Gravina non si dimette, il caso (e l’indagine) passano al consiglio federale

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Sport Redazione Sport   -   La Nazionale italiana ha fallito l’ennesimo appuntamento con la storia, mancando la qualificazione ai Mondiali per la terza volta consecutiva dopo la sconfitta ai rigori contro la Bosnia ed Erzegovina. La partita, terminata 1-1 dopo i tempi supplementari, è stata segnata dall’espulsione di Bastoni al 41’ del primo tempo, un episodio che ha costretto gli azzurri a giocare in inferiorità numerica per gran parte del match nonostante il vantaggio iniziale siglato da Kean. Al termine della gara, nella conferenza stampa tenutasi a Zenica, il presidente della Figc Gabriele Gravina ha preso la parola accanto al commissario tecnico Rino Gattuso e a Gigi Buffon, cercando di blindare il progetto tecnico e di rispondere alle pressioni per le sue dimissioni con un rinvio formale agli organi statutari.

Gravina ha dichiarato di aver chiesto espressamente a Gattuso e a Buffon di rimanere al loro posto, definendo il lavoro dell’allenatore “straordinario” e sottolineando la necessità di salvaguardare la “parte tecnica”. Ha riconosciuto di essere “abituato” alla continua richiesta di dimissioni nei suoi confronti – un’esercizio che ha definito “a piè sospinto” – ma ha ribadito con fermezza che qualsiasi valutazione sulla sua posizione spetta di diritto al consiglio federale, già convocato per la settimana successiva. Una scelta, quella di rimandare la resa dei conti, che arriva mentre sul presidente pende un’indagine per appropriazione indebita e autoriciclaggio; una vicenda giudiziaria che, sebbene separata dal piano sportivo, si inserisce in un contesto di crescente malcontento popolare e istituzionale verso la gestione del massimo organismo calcistico.

La partita e le scelte che hanno lasciato perplessità

La gara di Zenica ha rappresentato un ulteriore capitolo di sofferenza per il calcio italiano. Dopo il gol di Kean, l’espulsione di Bastoni ha cambiato radicalmente l’inerzia del match: l’Italia, pur creando occasioni importanti in contropiede, ha subito la spinta dei padroni di casa fino al pareggio di Tabakovic a pochi minuti dal termine. Gravina, nel commentare la prestazione, ha definito i suoi calciatori “eroici” per l’impegno profuso in inferiorità numerica, ma non ha nascosto le perplessità riguardo ad alcune scelte arbitrali. “A rivedere gli episodi, alcune cose meritavano maggior approfondimento”, ha detto, riferendosi implicitamente alla mancata espulsione di un calciatore bosniaco che avrebbe riequilibrato il numero di uomini in campo. Tuttavia, ha scelto di non entrare nel merito delle singole decisioni del direttore di gara, preferendo demandare le “riflessioni più approfondite” alla sede politica della Federazione.

Un sistema sotto accusa tra responsabilità oggettive e politiche

Nel suo intervento, Gravina ha tentato di spostare l’attenzione dal fallimento contingente a una crisi più ampia e strutturale, sollevando un quesito scomodo per la politica italiana. Ha evidenziato come la Federazione sia spesso “ingessata” da norme nazionali e internazionali e come il campionato italiano non metta a disposizione strumenti per competere a certi livelli. “Purtroppo si pensa che la Federazione possa decidere e scegliere come costruire una squadra”, ha affermato, sostenendo che la Figc si limiti a fare “sintesi di quello che il campionato propone”. Pur accettando la “responsabilità oggettiva” per la mancata qualificazione, una responsabilità che ha detto di essersi sempre assunto nella sua carriera, il presidente ha gettato il sasso nello stagno chiedendo pubblicamente se ci sia mai stata una reale disponibilità della politica italiana a sostenere la crescita del movimento calcistico.

Il futuro in bilico tra conferme e scenari aperti

Mentre Gravina attende il giudizio del consiglio federale, la posizione di Gattuso e Buffon resta formalmente confermata ma avvolta nella nebbia. Il ct, visibilmente provato, ha chiesto scusa per l’esito della gara definendola “una mazzata difficile da digerire” e, sebbene abbia ringraziato Gravina per la fiducia, ha evitato di sbilanciarsi sul proprio futuro, concentrandosi sul dolore per l’ennesima occasione mancata. Anche Buffon, che aveva subordinato la sua permanenza alla qualificazione, ha annunciato una riflessione a freddo. In attesa della riunione decisiva, il quadro rimane quindi sospeso: da un lato la volontà presidenziale di tenere in piedi l’intera struttura tecnica, dall’altro l’onda d’urto di un fallimento sportivo che, nella terza replica consecutiva, appare sempre meno come un incidente di percorso e sempre più come la spia di un sistema che chiede profonde rivisitazioni.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.