Il bancario spione di Bitonto
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Redazione Interno
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Vincenzo Coviello, ex impiegato di Intesa Sanpaolo, è al centro di un'intricata vicenda di spionaggio finanziario che ha coinvolto migliaia di conti correnti di vip e politici, tra cui quello della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. Coviello, accusato di accesso abusivo ai sistemi informatici e tentato procacciamento di notizie concernenti la sicurezza dello Stato, ha compulsato freneticamente migliaia di file, mischiando leader politici a personaggi del mondo dello spettacolo, incrociando il presidente del Consiglio e sua sorella con il cantante Al Bano e i conti giacenti del defunto Maradona.
Paolo Mieli, giornalista e storico, già direttore del Corriere della Sera, ha fornito una lettura meno ingenua della vicenda, spiegando che la tecnica di Coviello è quella da manuale del “perfetto spione”. Secondo Mieli, il bancario ha agito come una spia professionista, creando tanti file per coprire i veri target delle sue ricerche. Coviello, dal canto suo, ha smentito le accuse di dossieraggio lanciate da Giorgia Meloni, sostenendo di non aver mai effettuato attività di spionaggio mirato.
L'ex bancario, licenziato ad agosto, ha cercato di ridimensionare la vicenda tramite i suoi avvocati, dichiarando di essere malato e pentito. Ha spiegato di essersi rivolto a un dottore che gli ha prescritto una leggera terapia farmacologica per aiutarlo a stare più tranquillo e frenare la sua compulsività nel compiere queste attività di inquiry non sempre legate all'attività lavorativa specifica. Inoltre, ha consultato uno psicologo per gestire la sua curiosità compulsiva.
Le indagini hanno rivelato che Coviello ha monitorato i conti dei vertici di Banca d'Italia, tra cui l'ex governatore Ignazio Visco e il capo dipartimento Magda Bianco, nonché quelli di Unicredit, manager della stessa Intesa e persino la Caritas.




