Stellantis ferma la produzione in Polonia, Urso attacca il Green Deal. Crisi negli stabilimenti europei.

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Immaginate una catena di montaggio dove operai con mani esperte assemblano migliaia di automobili. Poi, all’improvviso, il silenzio. Non un guasto meccanico, ma una decisione calcolata: è quanto sta accadendo in questi giorni di fine settembre 2025 nello storico stabilimento Stellantis di Tychy, in Polonia. Ma non è un caso isolato, bensì il sintomo di una crisi più profonda che attanaglia il colosso automobilistico, stretto tra una domanda fiacca, scorte che si accumulano e una concorrenza cinese sempre più agguerrita. Questa battuta d’arresto produttiva, che si inserisce in un panorama europeo già segnato da annunci simili, evidenzia le difficoltà di un intero settore nel mantenere il passo con una transizione tecnologica ed energetica i cui costi, che molti giudicano proibitivi, rischiano di erodere la competitività.

Urso punta il dito contro Bruxelles

In questo contesto di ansia e instabilità per il settore dell’auto in Europa, il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, è intervenuto con una presa di posizione netta, chiamato in causa dall’annuncio di Stellantis di sospendere temporaneamente la produzione anche nello stabilimento di Pomigliano d’Arco. Urso, senza mezzi termini, ha puntato il dito contro Bruxelles, chiedendo una revisione immediata di quelle che ha definito "le follie del Green Deal". Secondo la sua analisi, le politiche ambientali comunitarie, se applicate senza una gradualità che ne mitighi l’impatto sull’apparato industriale, finiscono per aggravare la crisi invece di risolverla, creando un terreno di gioco sfavorevole per le aziende europee.

La situazione in Italia tra rassicurazioni e dati contrastanti

Proprio in relazione alle sorti degli stabilimenti italiani, il ministro ha fornito un quadro differente, volto a rassicurare. "Mentre in Europa decine di grandi aziende stanno procedendo a licenziamenti collettivi di decine di migliaia di lavoratori, penso solo a Bosch che ha annunciato 25 mila esuberi, in Italia Stellantis non sta licenziando", ha dichiarato Urso, sottolineando come il gruppo starebbe mantenendo gli accordi siglati con il governo nel dicembre 2024. Questa affermazione, che delinea una situazione sotto controllo nel nostro paese, contrasta con l’ondata di preoccupazione che attraversa il continente.

Il caso emblematico dello stabilimento di Cassino

Tuttavia, la realtà degli impianti sembra raccontare una storia più complessa. C’è una fabbrica di Stellantis che, forse più di ogni altra, simboleggia il declino del gruppo in Italia: lo stabilimento di Cassino. Appena otto anni fa era tra i più produttivi, mentre oggi appare come una scatola semi-vuota, dove la produzione è stata interrotta ripetutamente. La causa viene individuata nei modelli che vi si assemblano, due dei quali risalgono all’epoca di Sergio Marchionne, ormai incapaci di generare i volumi necessari. Sono vetture così scarsamente attrattive per i consumatori che, da gennaio a oggi, gli operai hanno trascorso più giorni a casa in cassa integrazione che al lavoro, un dato che tradisce la funzione stessa di uno stabilimento e che getta un’ombra sulle rassicurazioni ufficiali.

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