Urso a Bruxelles: "Subito una revisione radicale delle regole del Green Deal"
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Redazione Economia
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Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha lanciato un appello chiaro e perentorio ai colleghi europei riuniti nel Consiglio Competitività a Bruxelles, chiedendo una modifica immediata e profonda del piano Green Deal dell’Unione Europea, da lui definito, senza mezzi termini, un’operazione harakiri per il tessuto produttivo continentale.
Il Green Deal come minaccia per la competitività
Secondo la sua analisi, quelle norme ambientali, concepite nella precedente legislatura e ora sottoposte a un esame che giudica troppo lento, hanno finito per stringere come un cappio al collo le aziende, privandole di quel respiro necessario per competere su scala globale. Urso ha ricordato, a sostegno della sua tesi, le parole pronunciate l’anno scorso in sede comunitaria, quando illustrò la necessità di investimenti ingenti, quantificati in almeno cinquecento miliardi di euro annui per un decennio, per colmare il divario di competitività che separa le imprese europee dagli altri attori internazionali.
Il rischio di un declino industriale
Senza un cambio di passo, che preveda sia risorse adeguate sia un ripensamento delle regole, il rischio concreto è quello di un progressivo declino industriale. La posizione italiana, ha sottolineato il ministro, sta guadagnando un’adesione sempre più ampia tra i partner, trovando una convergenza su quanto il governo ha sostenuto con determinazione fin dall’inizio.
La pressione congiunta sul settore automotive
In particolare, sul fronte automotive, si registra una pressione congiunta di Italia, Francia e Germania affinché la Commissione europea agisca senza ulteriori ritardi. L’obiettivo è ridare fiducia e stabilità a un settore strategico, avanzando concretamente sui principi di neutralità tecnologica, di flessibilità normativa e di una chiara preferenza europea per le filiere produttive comunitarie.
L'urgenza di una revisione per l'autonomia strategica
L’urgenza di intervenire è dettata, nelle parole di Urso, dalla constatazione di un “collasso” del comparto automobilistico, una situazione che non ammette più rinvii. La revisione “forte” delle regole diventa dunque il presupposto indispensabile per costruire quella autonomia strategica dell’Unione, soprattutto sulla produzione di componenti cruciali come le batterie, senza la quale il futuro industriale europeo apparirebbe gravemente compromesso.




