La strage silenziosa dei lupi nel Parco d’Abruzzo: altri tre esemplari avvelenati, la procura di Sulmona indaga per “atti mafiosi”
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Redazione Interno
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Il bilancio, già drammatico, si è ulteriormente aggravato nelle ultime ore all’interno del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, dove le operazioni di perlustrazione – condotte tra i comuni di Alfedena e Pescasseroli – hanno portato al rinvenimento di altri tre lupi senza vita. Con queste tre nuove carcasse, il totale degli esemplari uccisi da bocconi avvelenati nella sola area protetta sale a tredici; un numero destinato probabilmente a crescere, vista l’estensione dei territori coinvolti e la difficoltà di reperire tempestivamente tutte le spoglie degli animali, spesso nascoste tra la fitta vegetazione o in zone impervie. La Procura di Sulmona, che ha già aperto un fascicolo – per il momento a carico di ignoti – per il reato di uccisione ingiustificata di animali, sta cercando di ricostruire il metodo utilizzato dai responsabili: i primi esami tossicologici, sebbene non ancora completati in ogni loro passaggio, confermerebbero il sospetto dell’avvelenamento tramite esche disseminate in più punti del parco.
Il quadro allargato: diciotto lupi uccisi in pochi giorni tra Abruzzo e Toscana
Se ci si spinge oltre i confini del Pnalm, il numero complessivo delle vittime tra i canidi selvatici sale a diciotto esemplari, considerando anche quanto accaduto in Toscana dove, purtroppo, si è verificato un episodio di analoga gravità. Gli animali sono stati ritrovati in tre zone differenti all’interno del Parco d’Abruzzo – circostanza che fa pensare a un’organizzazione non occasionale – e le indagini si concentrano ora sull’eventuale collegamento tra i vari ritrovamenti. Non solo lupi, però: durante le stesse battute di ricerca, i forestali hanno rinvenuto anche tre volpi e una poiana prive di vita, tutte con i medesimi segni riconducibili all’ingestione di sostanze tossiche. La dimensione della strage, che ha profondamente scosso l’opinione pubblica e le associazioni animaliste, ha costretto il governo a intervenire direttamente, con il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, che ha chiesto al Comando unità forestali, ambientali e agroalimentari (Cufaa) di intensificare i controlli sul territorio.
La svolta giudiziaria: l’ipotesi del “metodo mafioso” e la questione degli indennizzi
Un passaggio cruciale, emerso dai documenti depositati in procura, riguarda la qualificazione giuridica degli atti: i magistrati di Sulmona non escludono l’aggravante del “metodo mafioso” nell’uso sistematico del veleno, una pratica che richiama dinamiche tipiche della criminalità organizzata rurale, laddove l’intimidazione ambientale diventa uno strumento per piegare le regole della convivenza civile. Parallelamente, è stata ribadita la piena operatività degli indennizzi previsti per i danni arrecati dalla fauna selvatica alle attività agricole e zootecniche. Un meccanismo, quello delle compensazioni economiche, che dovrebbe – stando alle linee guida del parco e del ministero – garantire un ristoro certo e tempestivo agli allevatori, togliendo di fatto qualsiasi giustificazione a chi rivendica la necessità di abbattimenti illegali per difendere le proprie greggi.
Le indagini in corso e il cruccio del ritrovamento dei bocconi
I militari del Cufaa, insieme ai carabinieri forestali, stanno setacciando le aree di Alfedena, Bisegna e Barrea – dove oltre ai lupi sono stati trovati quattro esemplari senza vita solo in quest’ultima località – con l’obiettivo di intercettare eventuali esche ancora attive, prima che possano colpire altri animali, domestici o selvatici che siano. La difficoltà maggiore, spiegano fonti investigative, risiede nell’enorme estensione del territorio da monitorare e nella natura subdola dei bocconi, spesso preparati con carne avariata o frattaglie mescolate a pesticidi potentissimi, difficili da distinguere a occhio nudo. La Procura, intanto, valuta se acquisire i tabulati telefonici e i filmati delle poche telecamere presenti lungo i confini del parco, nella speranza di risalire a movimenti sospetti nei giorni precedenti i ritrovamenti. Di certo, al momento, nessun indagato è stato iscritto nel registro, e gli inquirenti mantengono il massimo riserbo su eventuali sviluppi tecnici delle analisi.




