Dieci lupi avvelenati nel Parco d’Abruzzo: la Lndc denuncia “chi sa parli”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   È una strage silenziosa, consumata lontano dagli occhi dei turisti eppure al cuore pulsante di una delle riserve naturali più importanti del paese, quella che ha portato al ritrovamento di cinque lupi morti ad Alfedena, nell’area contigua del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Un evento, quest’ultimo, che si somma a un altro dramma identico verificatosi nei giorni scorsi a Pescasseroli, dove erano già stati rinvenuti altri cinque esemplari senza vita. Dieci in totale, un numero che trasforma la preoccupazione in allarme rosso: non più episodi isolati, ma una mattanza sistematica. La Lndc Animal Protection, che ha reso noti i fatti, parla senza mezzi termini di “possibile avvelenamento”, lanciando un appello a chiunque abbia informazioni: “chi sa parli”.

Un branco spazzato via, e una lupa incinta tra le vittime

A rendere il quadro ancora più agghiacciante, lo scenario ricostruito dai guardiaparco in servizio ad Alfedena. Proprio loro, durante un controllo di routine nella località San Francesco, si sono trovati davanti i corpi di cinque lupi. I primi accertamenti – condotti anche con il supporto del nucleo cinofilo antiveleno del parco – hanno portato all’individuazione di resti sospetti, quelli che farebbero pensare alla presenza di esche avvelenate. Non solo: a Pescasseroli i cinque lupi ritrovati morti erano vicini l’uno all’altro, segno inequivocabile che appartenessero allo stesso branco. Tra loro, una lupa incinta. “È pura violenza”, ha denunciato l’associazione, sottolineando come non si tratti più del singolo esemplare ucciso per ritorsione.

Il conflitto che non giustifica la strage

Da anni, nel perenne conflitto tra lupi, agricoltori e allevatori, si era messa in conto la possibilità che qualche animale potesse finire vittima di un umano ostile alla sua presenza. Una tragica evenienza, certo, ma confinata entro i margini di una ritorsione localizzata. Stavolta, però, siamo oltre. Molto oltre. Dieci esemplari in pochi giorni – prima cinque a Pescasseroli, poi cinque ad Alfedena – non sono il frutto di un atto impulsivo, ma di un disegno criminoso che ha preso di mira uno dei territori storicamente più vocati alla tutela della fauna selvatica in Italia. Il direttore del parco stesso ha parlato di “gesto vile e gravissimo”, senza lasciare spazio a interpretazioni.

Indagini in corso tra esche e resti sospetti

Sul posto stanno ora operando le pattuglie dei guardiaparco, mentre i resti recuperati sono stati inviati per le analisi necessarie a confermare la natura dolosa dei decessi. Non si esclude che possano emergere altre carcasse, dato che il veleno, quando viene sparso sotto forma di esca, non sempre uccide all’istante né si limita a un’unica area. I cani antiveleno hanno già segnalato punti critici lungo il perimetro del parco, e gli investigatori stanno cercando di risalire alla provenienza del principio tossico, un elemento che – se identificato – potrebbe fornire un collegamento tra i due episodi. Per ora, l’unica certezza è che la strage non ha precedenti recenti in quest’area protetta.

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