La guerra economica di Trump contro l’Iran e il corridoio segreto per il petrolio
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Redazione Esteri
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La tensione tra Stati Uniti e Iran si innalza su un duplice fronte, quello economico e quello militare, con il presidente Donald Trump che annuncia una stretta senza precedenti contro Teheran mentre, quasi in simultanea, emergono dettagli su un’operazione segreta della Marina americana per garantire il flusso del petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz.
Il leader della Casa Bianca, in un post sulla sua piattaforma Truth Social, ha parlato apertamente di «guerra economica e isolamento su scala senza precedenti», definendo l’iniziativa come l’operazione economica «più devastante» mai intrapresa contro un Paese. L’annuncio, arrivato nella serata di mercoledì 19 agosto, rappresenta un’escalation verbale significativa in un conflitto che, pur essendo entrato in una fase di stallo sul campo, vede le diplomazie internazionali in allerta per i possibili scenari futuri.
La dottrina Trump e l’isolamento totale
Il ragionamento del presidente americano, come si evince dalle sue dichiarazioni, si basa sulla convinzione che alla Repubblica Islamica sia stata offerta un’opportunità per giungere a un accordo, opportunità che però non sarebbe stata colta. «Pertanto, oggi annuncio l’operazione economica più devastante mai intrapresa contro un Paese», ha scritto Trump, aggiungendo che si tratterà di un isolamento totale, paragonabile a uno «sbarco in Normandia» economico.
La portata delle sanzioni non si limita a colpire direttamente Teheran, ma si estende a tutti quei soggetti, siano essi Stati o entità private, che tentassero di fornire un qualche tipo di «ancora di salvezza» al regime iraniano, con la minaccia di tremende conseguenze economiche per chiunque osi eludere il blocco.
La strategia occulta per Hormuz
Mentre Trump alzava il tono della sfida, il portale Axios rivelava un aspetto cruciale della strategia sul campo, vale a dire l’esistenza di un corridoio di navigazione segreto nello Stretto di Hormuz, gestito dalle forze armate statunitensi senza il coordinamento con le autorità iraniane. Secondo quanto riferito da due funzionari americani al sito di informazione, l’operazione è in corso da diverse settimane e prevede il passaggio notturno di un numero compreso tra le 15 e le 20 petroliere attraverso un canale meridionale che costeggia l’Oman.
L’obiettivo dichiarato è quello di trasportare circa 10 milioni di barili di petrolio al giorno, equivalenti a circa la metà del volume precedente al conflitto, mitigando così l’impatto dell’interruzione delle forniture energetiche e stabilizzando un mercato che aveva subito un’impennata dei prezzi del greggio.
«Stiamo controllando la corsia meridionale dello Stretto di Hormuz ormai da due mesi. Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica può essere un fastidio, ma non controlla lo stretto. Lo facciamo noi», avrebbe dichiarato una delle fonti statunitensi ad Axios, evidenziando il controllo di fatto esercitato dalla Marina americana, supportata da aerei da caccia pronti a intercettare missili e droni iraniani.
Nonostante queste dichiarazioni, la situazione rimane tesa e lo stesso Trump ha dovuto rispondere alle domande dei giornalisti riguardo alla situazione, ammettendo che, sebbene al momento lo Stretto sia aperto e molte navi stiano transitando, non si può escludere un rallentamento del traffico in futuro.
Le possibili ritorsioni iraniane sul suolo europeo
Di contro, la minaccia di una risposta iraniana si fa sempre più concreta e sembra proiettarsi ben oltre i confini del Medio Oriente. Il Financial Times ha riportato che Teheran sta seriamente valutando la possibilità di allargare il conflitto, prendendo di mira obiettivi militari statunitensi in Europa qualora il presidente Trump decidesse di intensificare ulteriormente le ostilità.
Secondo quanto scritto dal quotidiano britannico, che cita due persone vicine al regime, le forze iraniane hanno analizzato l’opzione di attacchi contro infrastrutture in Bulgaria, che di recente ha autorizzato l’uso della base aerea di Bezmer per il rifornimento in volo degli aerei americani, e a Cipro, dove a marzo era già stata colpita una base britannica.
La strategia iraniana sembra quindi mirata a inviare un messaggio all’Europa, un avvertimento diretto sulle conseguenze di un sostegno troppo attivo agli Stati Uniti. Una fonte anonima ha dichiarato al Financial Times che «un errore molto grave, come colpire le nostre infrastrutture, potrebbe portare la guerra oltre la regione e fino in Europa».
Oltre ai possibili attacchi a basi terrestri, Teheran avrebbe preso in esame anche l’opzione di danneggiare i cavi sottomarini in fibra ottica che attraversano lo Stretto di Hormuz, un’azione che avrebbe un impatto devastante sulle comunicazioni globali e che dimostrerebbe la volontà del regime di non porsi alcun limite nella propria strategia di ritorsione.
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