Giro, Bettiol vola a Verbania: terzo sigillo italiano dopo l’attacco sull’Ungiasca

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Sport Redazione Sport   -   Ci sono corse che sembrano scolpite nel vuoto, lontane dal frastuono delle classifiche generali, eppure capaci di regalare la versione più autentica del ciclismo. La tredicesima tappa del Giro d’Italia 2026, la Alessandria-Verbania di 189 chilometri, è stata una di quelle: un teatro in cui l’azione solitaria di Alberto Bettiol ha riscritto per un pomeriggio le gerarchie della corsa, lasciando sull’asfalto una scia di gambe spezzate e ambizioni disinnescate. È successo tutto sulla salita dell’Ungiasca, dove il trentaduenne di Castelfiorentino – uomo dai lampi intermittenti ma abbaglianti – ha rotto gli equilibri della fuga con uno scatto secco, quasi brutale. Da lì, una lunga cavalcata in solitaria verso il lago Maggiore, senza mai guardarsi indietro, per concretizzare quello che molti, forse, avevano smesso di aspettarsi.

L’attacco che ha cambiato la tappa

La mossa di Bettiol non è stata una di quelle accelerate studiare a tavolino, né tantomeno il frutto di una strategia di squadra millimetrica. No, assomigliava piuttosto a un gesto d’istinto, di quelli che nel ciclismo moderno – dominato da potenze e dati – rischiano di sembrare fuori tempo. E invece il toscano dell’Astana ha trovato la quadratura perfetta: staccato il gruppetto dei migliori in salita, ha gestito il vantaggio con una maturità che la sua carriera, a tratti altalenante, non sempre gli ha riconosciuto. Andreas Leknessund, della Uno X, ha provato a tenerne il passo sull’ultima asperità, ma il norvegese ha dovuto accontentarsi del secondo posto solitario, arrivato a quasi mezzo minuto. Nessun altro è riuscito a ricucire.

Il terzo acuto azzurro e il peso di una classica monumento

Con il successo di Bettiol sale a tre il bottino italiano in questa edizione del Giro: prima di lui, erano arrivati i trionfi di Ballerini a Napoli e di Ganna nella cronometro di Massa. Tre vittorie, ciascuna con una firma diversa, a testimoniare come il movimento azzurro – pur senza i trascinatori di un tempo – sappia ancora pungere quando meno te lo aspetti. Bettiol, del resto, è l’ultimo romantico nel senso più concreto del termine: l’unico italiano ancora in attività ad aver vinto una classica monumento, il Giro delle Fiandre del 2019, da quando si sono ritirati sia Nibali sia Colbrelli. Un peso specifico che non sempre ha tradotto in continuità di risultati, ma che riaffiora nei momenti più ispirati.

“Vinco ogni due anni? Ma che successi”

Le sue parole al traguardo di Verbania raccontano meglio di qualsiasi analisi la sostanza dell’uomo: “Vinco ogni due anni? Sì, ma se i successi sono così belli allora vale la pena aspettare”. Frase che suona come un manifesto, autoironico e insieme orgoglioso. Perché Bettiol corre rischiando di perdere, senza la fissazione della gaffe o della brutta figura; mette in conto le delusioni, le ha incassate più di una volta, ma quando decide di giocarsi il tutto per tutto lo fa senza rete. Questa è la nona vittoria in carriera per il toscano, la seconda personale al Giro dopo quella ottenuta in passato. E per la sua squadra, la XDS Astana (già a segno con Silva in Bulgaria oltre che con Ulissi e Scaroni, dei quali Bettiol era stato gregario di lusso nei giorni precedenti), rappresenta il terzo acro in questa “Corsa Rosa”.

Un ciclismo di fenomeni e di mosse antiche

Nel ciclismo dei fenomeni, quello delle potenze in watt e dei treni lanciati a 70 all’ora, è dura vincere. Ancora più dura farlo da lontano, su una salita che non è nemmeno un grande GPM, semplicemente perché hai sentito che era il momento giusto. Bettiol lo ha fatto, e nel farlo ha ribadito una verità scomoda per molti specialisti della programmazione: il coraggio a volte perde, ma ogni tanto vince come vincono i campioni. E Verbania, con lo sfondo del lago Maggiore, ha visto sfilare proprio uno di quei campioni. Senza retorica, senza spettacolarizzazione forzata. Solo un uomo in fuga, un traguardo che arriva e il silenzio rotto dal rumore dei copertoni sull’asfalto.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.