Il mercato di cibo e cure per animali tocca i 5,3 miliardi nel 2025, trainato dai gatti e dall’e-commerce

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Qualcuno ancora si chiede, ogni volta che viene pubblicato il Rapporto Assalco-Zoomark, se nelle case italiane ci siano più animali domestici o più persone. La domanda, in apparenza semplice, finisce però per nascondere una verità meno intuitiva: il dato quantitativo – che per il 2026 è stato rivisto al ribasso a 53,6 milioni di esemplari, grazie a una metodologia più accurata per specie difficili da censire come pesci e uccelli – conta fino a un certo punto. Quello che davvero sorprende, leggendo l’edizione 2026 del rapporto, è la tenuta e anzi l’accelerazione della spesa. Perché nel corso del 2025, nonostante un contesto economico che ha spinto molte famiglie a razionalizzare i bilanci, nessuno ha voluto risparmiare sul benessere dei propri animali. Il risultato è un mercato, tra pet food e pet care, che ha raggiunto i 5,3 miliardi di euro: un incremento del 2,5% rispetto all’anno precedente.

Più della metà delle famiglie italiane ha almeno un animale, e i bambini spingono la percentuale al 66%

A spingere questa mole di spesa è innanzitutto la diffusione capillare degli animali da compagnia. Oggi oltre il 54% delle famiglie italiane vive con almeno un pet, una quota che schizza sopra il 66% nelle case dove sono presenti bambini. Cani e gatti restano indubbiamente gli animali dominanti, ma il rapporto fotografa anche una crescita silenziosa di acquari, rettili e piccoli mammiferi. Il dato complessivo di 53,6 milioni di animali domestici – pur rivisto al ribasso rispetto alle stime precedenti – racconta comunque una realtà ormai strutturale: l’animale non è più un optional, ma un membro riconosciuto del nucleo familiare. E questa familiarità, va detto, si traduce in abitudini di consumo molto precise.

Prodotti funzionali, snack e salute: la domanda si specializza e l’e-commerce corre

Se si guarda alla composizione della crescita, emergono due tendenze chiare. Da un lato, i prodotti per gatti stanno trainando il settore più dei cani: un sorpasso che dice molto sulla crescente urbanizzazione e sugli stili di vita contemporanei. Dall’altro, i canali di vendita si stanno rapidamente ridisegnando. L’e-commerce e i negozi specializzati guadagnano terreno sulla grande distribuzione, perché chi compra cibo o medicinali per un animale cerca spesso consigli mirati e formule specifiche. Non a caso, la domanda di alimenti funzionali – quelli che promettono un beneficio extra per il pelo, le articolazioni o la digestione – è in forte aumento, così come quella degli snack e dei prodotti dedicati esplicitamente alla salute (integratori, antiparassitari, prodotti per l’igiene orale). In altre parole, gli italiani non si limitano a nutrire l’animale: lo curano, lo premiano e ne monitorano il benessere con un’attenzione quasi ossessiva.

Un miliardo e mezzo di differenza tra il vecchio e il nuovo metodo di censimento

C’è un aspetto tecnico, peraltro, che merita di essere segnalato. La revisione al ribasso del numero complessivo di animali – scesi a 53,6 milioni grazie a un censimento più rigoroso, specie per pesci e uccelli – avrebbe potuto suggerire un mercato in contrazione. E invece è accaduto l’opposto. La spesa è aumentata nonostante il conteggio degli esemplari sia stato ridotto di circa un milione e mezzo di unità rispetto alle stime precedenti (meno accurate). Questo significa che chi possiede un animale spende mediamente di più, e lo fa con maggiore consapevolezza. Il mercato insomma si sta evolvendo in estensione (meno animali “marginali” censiti con approssimazione) ma anche e soprattutto in intensità. E la fotografia scattata da Assalco-Zoomark per il 2026 lo certifica senza ombre: la pet economy italiana non conosce crisi, almeno per ora.

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