Amivantamab, il farmaco che cancella i tumori: i dati dello studio internazionale
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Salute
-
Un anticorpo monoclonale bispecifico, il cui nome tecnico è amivantamab, ha dimostrato di poter ridurre drasticamente – e in alcuni casi persino eliminare del tutto – le masse tumorali in pazienti affetti da tumore della testa e del collo in fase avanzata, una popolazione di malati che, avendo già esaurito le opzioni terapeutiche standard come chemioterapia e immunoterapia, si trovava in una condizione di particolare fragilità clinica.
ilmessaggero
+2
I risultati, presentati nel corso del congresso annuale dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO) a Chicago, hanno spinto i ricercatori a parlare di “risposte senza precedenti”, dato che il farmaco, somministrato tramite una semplice iniezione sottocutanea, è riuscito là dove gli altri trattamenti avevano fallito. ilmessaggero +2
Una speranza concreta per i tumori resistenti
Lo studio internazionale, noto come OrigAMI-4, ha coinvolto 102 pazienti provenienti da 55 ospedali distribuiti in 11 Paesi, tutti affetti da carcinoma squamoso della testa e del collo recidivante o metastatico.
Si tratta del sesto tumore più comune a livello globale, e in questo specifico contesto clinico la progressione della malattia era continuata nonostante l’esposizione alla chemioterapia a base di platino e ai farmaci inibitori dei checkpoint immunitari. ilgiornale +2
Ebbene, i dati hanno evidenziato una riduzione oggettiva delle lesioni in 43 soggetti, pari al 42% del campione: di questi, 28 hanno registrato una significativa riduzione dimensionale (risposta parziale), mentre per 15 pazienti si è verificata una remissione completa, con la scomparsa totale di ogni segno di malattia rilevabile attraverso gli esami radiografici. ilmessaggero +2
Tripla azione e iniezione sottocutanea
L’amivantamab, un anticorpo monoclonale già approvato per alcuni sottotipi di carcinoma polmonare, agisce attraverso un meccanismo a tre vie che lo rende particolarmente efficace: blocca simultaneamente i recettori EGFR e MET, due vie di segnalazione molecolare spesso utilizzate dalle cellule tumorali per proliferare e per sviluppare resistenza alle cure, e al contempo attiva il sistema immunitario in modo che quest’ultimo riconosca e attacchi direttamente le cellule maligne. ilgiornale +2
A differenza di molte terapie endovenose che richiedono ore di infusione, questo farmaco viene somministrato con una rapida iniezione sottocutanea ogni tre settimane, una caratteristica che, come sottolineato dagli esperti, migliora significativamente la qualità della vita del paziente e ne facilita l’erogazione in contesti ambulatoriali. ilgiornale +2
Prospettive di sopravvivenza e prossimi passi
Nonostante si tratti di pazienti con una prognosi molto sfavorevole – quelli per cui le terapie convenzionali hanno smesso di funzionare – chi ha ricevuto il trattamento ha ottenuto una sopravvivenza mediana complessiva di 12,5 mesi dall’inizio della terapia, un dato considerato molto incoraggiante dal corpo medico. ilmessaggero +2
La tollerabilità del profilo di sicurezza è risultata gestibile: gli effetti collaterali più comuni, come la dermatite acneiforme o la paronichia, sono stati prevalentemente di grado lieve o moderato, con meno del 10% dei pazienti costretto a interrompere definitivamente la somministrazione a causa di tossicità.
Lo studio, che ha volutamente escluso i pazienti con carcinomi HPV-correlati (generalmente più responsivi ai trattamenti), si concentra dunque sul sottogruppo più duro da trattare, dove i progressi sono storicamente più lenti. ilgiornale +2
Sebbene i risultati siano entusiasmanti, la comunità scientifica attende ora la conferma in studi più ampi, come il trial di fase III OrigAMI-5, per validare questi benefici su scala maggiore e valutarne l’impatto reale nella pratica clinica quotidiana. ilmessaggero +2




