Roggero dal carcere di Bollate: l’appello per la grazia a Mattarella e il lavoro come volontario

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Mario Roggero, il gioielliere di Grinzane Cavour condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi per l’uccisione di due rapinatori all’interno del proprio negozio, ha scelto di rompere il silenzio dal carcere di Bollate per lanciare un appello al Presidente della Repubblica. In un colloquio pubblicato dal quotidiano La Stampa, Roggero ha dichiarato di sperare che Sergio Mattarella prenda in esame la richiesta di grazia con la massima attenzione e umanità, mettendo da parte le polemiche che hanno accompagnato l’intera vicenda giudiziaria.

La detenzione del gioielliere piemontese, iniziata dopo l’ultimo grado di giudizio, si sta dunque svolgendo nella casa di reclusione milanese, dove l’uomo ha già iniziato a muovere i primi passi verso un percorso di reinserimento sociale attraverso il lavoro.

La nuova occupazione in carcere e i dettagli del colloquio

A margine di una visita effettuata dal senatore della Lega Giorgio Maria Bergesio lo scorso 25 luglio, è stata confermata la notizia dell’assegnazione di mansioni lavorative per Roggero all’interno del penitenziario di Bollate. L’attività, che inizierà ufficialmente da lunedì, consisterà in un incarico di volontariato presso lo sportello giuridico della struttura; un ruolo che, come precisato, non prevederà alcuna retribuzione, trattandosi di un servizio reso su base volontaria.

L’incontro tra il senatore e il detenuto si è svolto in uno degli uffici del carcere, alla presenza del direttore Giorgio Leggieri e di un educatore, e ha rappresentato l’occasione per fare il punto sulla nuova vita all’interno dell’istituto, considerato un modello a livello nazionale per le politiche di reinserimento lavorativo e sociale dei detenuti.

Le parole di Roggero: il timore per la famiglia e la richiesta di grazia

Nel corso del dialogo con Bergesio, Roggero non ha nascosto le proprie preoccupazioni, rivelando di temere per la sicurezza della sua famiglia. Questa paura, emersa durante il primo colloquio dopo la settimana iniziale di reclusione, si intreccia con la rinnovata speranza legata all’intervento del Capo dello Stato. Il gioielliere ha ribadito la fiducia nell’istituto della grazia, auspicando che il Presidente possa valutare la sua posizione con uno sguardo che vada oltre il dibattito pubblico e le contrapposizioni che hanno segnato il processo.

La richiesta di clemenza, già presentata nei mesi scorsi, torna quindi al centro della vicenda personale di Roggero, mentre l’uomo cerca di ricostruire una quotidianità fatta di regole e impegni all’interno delle mura del carcere milanese.

Il contesto della detenzione a Bollate e la manifestazione senza successo

La scelta di Bollate come luogo di detenzione non è casuale, visto che l’istituto è da tempo riconosciuto per l’attenzione dedicata al recupero dei detenuti attraverso percorsi formativi e opportunità occupazionali. In questo contesto, l’inserimento di Roggero come volontario rappresenta il primo passo concreto di una pena che, al momento, non prevede sconti. Nel frattempo, le cronache registrano il flop di una manifestazione organizzata a sostegno del gioielliere, che non ha raccolto l’adesione sperata, a riprova della complessità e della divisione di opinioni che ancora circondano il caso.

Mario Roggero, dal canto suo, prosegue la sua battaglia personale dentro e fuori l’aula di giustizia, affidando al Presidente Mattarella le ultime speranze di un cambiamento del proprio destino giudiziario.

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