Trump alza ancora muri contro le università, Harvard resiste ma Yale protesta

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Mentre le proteste infiammano il campus di Yale, dove studenti e docenti hanno manifestato contro la visita del ministro israeliano Itamar Ben-Gvir, un altro scontro scuote il mondo accademico americano. Donald Trump, con un nuovo ordine esecutivo, ha inasprito i criteri per l’accreditamento universitario, minacciando di tagliare miliardi di fondi federali destinati a prestiti e borse di studio. Sebbene il governo non accrediti direttamente gli atenei, controlla gli enti privati che lo fanno, e ora quell’arbitrato rischia di diventare un’arma politica.

Oltre 260 rettori, in una dichiarazione congiunta, hanno denunciato «l’ingerenza governativa» che sta «minacciando l’autonomia dell’istruzione superiore». La mossa arriva dopo il congelamento dei finanziamenti alla ricerca di Harvard, punita per aver rifiutato di allinearsi alle direttive di Trump. Mentre la Columbia University ha ceduto alle pressioni, temendo di perdere i fondi, Harvard ha resistito, definendo «inaccettabili» le richieste del presidente.

«Le università sono il nemico», dichiarò nel 2019 J.D. Vance, allora senatore dell’Ohio e oggi vicepresidente, durante un discorso ai conservatori. Una linea che Trump ha fatto sua, scagliandosi contro quelle che chiama politiche «woke» – ossia orientate all’inclusività e alla giustizia sociale – e usando gli ordini esecutivi per imporre un controllo più stringente sui college.

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