Sparatoria a Montreal, l’attentatore era un incel: uccisi un poliziotto e un civile ebreo
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Redazione Esteri
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Momenti di terrore, lunedì 22 giugno, nel quartiere di Côte-des-Neiges a Montréal, dove un uomo armato di fucile e vestito con abiti mimetici ha aperto il fuoco seminando panico e morte. Il bilancio, al momento, è di tre vittime, tra le quali lo stesso aggressore, un agente di polizia di 34 anni e un cittadino israeliano membro della comunità ebraica, identificato come Michael Moshe Mizrahi.
L’episodio, che ha scosso profondamente la città canadese, è stato inizialmente accostato a un movente antisemita, ma gli investigatori stanno invece seguendo con sempre maggiore convinzione la pista dell’ideologia incel. A dare la notizia dell’identità della vittima civile è stato il quotidiano Times of Israel, citando il Centro per gli Affari Ebraici e Israeliani, un’importante organizzazione della società civile canadese.
La dinamica dell’attacco e l’errore che è costato una vita
Secondo le prime ricostruzioni, l’assalitore, identificato come Seth Hatefield e originario dell’Alberta, ha fatto irruzione nel quartiere ebraico armato di un fucile, aprendo il fuoco contro le forze dell’ordine. Nel corso dell’intervento, un agente ha perso la vita, mentre un secondo è rimasto ferito. In seguito l’attentatore è stato abbattuto dagli agenti. Ma è proprio durante il caos generato dalla sparatoria che si sarebbe consumata la tragedia che ha coinvolto Michael Mizrahi, ucciso per errore da un poliziotto che lo avrebbe scambiato per un secondo assalitore.
La ricostruzione, al vaglio delle autorità locali e rilanciata dai media canadesi, lascia intravedere un quadro di estrema confusione operativa e apre scenari delicati sul piano dell’inchiesta giudiziaria, con la polizia chiamata a fare chiarezza sulle modalità del fatale equivoco.
L’ideologia incel al centro delle indagini
Gli inquirenti, escludendo al momento la matrice antisemita dell’episodio, hanno concentrato le loro attenzioni sul profilo psicologico e ideologico del killer, che prima della strage avrebbe diffuso un documento riconducibile alla subcultura incel, acronimo di "involuntary celibate". Si tratta di un movimento che, nato in rete, raccoglie uomini che attribuiscono alla società e alle donne la propria condizione di solitudine affettiva e sessuale, e che in diverse occasioni, in passato, è stato associato ad atti di violenza estrema.
La diffusione di questo scritto, abbinata alla scelta dell’abbigliamento mimetico e alla pianificazione dell’azione in un luogo sensibile come il quartiere ebraico, alimenta l’ipotesi di un gesto studiato per ottenere la massima risonanza mediatica, al di là della specifica appartenenza religiosa delle vittime.
Le reazioni e il cordoglio per le vittime
La notizia ha fatto rapidamente il giro del Canada e della stampa internazionale, con il Centro per gli Affari Ebraici e Israeliani che ha espresso profondo sconcerto per la morte di Mizrahi. Anche le autorità locali hanno manifestato vicinanza ai familiari delle vittime e hanno assicurato il massimo impegno per ricostruire ogni passaggio della tragedia.
Mentre il quartiere di Côte-des-Neiges torna lentamente alla calma, gli investigatori continuano a esaminare il materiale digitale lasciato dall’aggressore, nella speranza di comprendere fino in fondo le ragioni di un atto che, per ora, sembra collocarsi all’incrocio tra disagio individuale e radicalizzazione ideologica.




