L’euro digitale accelera, il Parlamento Ue dà il via libera politico: ora la palla passa alle banche

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Economia Redazione Economia   -   Il cammino dell’euro digitale, quel progetto di valuta pubblica emessa dalla Banca centrale europea che da anni divide tecnici, istituti di credito e opinione pubblica, ha ricevuto una spinta decisiva proprio mentre sembrava arenarsi in una palude di distinguo e ripensamenti. L’10 febbraio il Parlamento europeo, riunito a Strasburgo, ha approvato a larga maggioranza due emendamenti chiave che rafforzano il sostegno politico all’iniziativa, rispondendo di fatto all’appello quasi accorato lanciato il giorno prima dalla presidente della BCE Christine Lagarde. La numero uno di Francoforte, intervenendo in aula, aveva usato toni insolitamente diretti per implorare i deputati di non perdere altro tempo, ricordando che erano proprio loro a detenere “le chiavi della velocità” del progetto. E il voto del 10 febbraio, che ha visto 438 favorevoli e 158 contrari su una risoluzione che legittima il percorso, rappresenta un segnale politico forte e inequivocabile: l’Unione vuole la sua moneta digitale, pensata per affiancare il contante e non per sostituirlo, e intende ottenerla in tempi ragionevoli -1-10.

Una risposta strategica alla dipendenza dai circuiti extraeuropei

Dietro l’accelerazione impressa dall’Eurocamera non c’è solo la volontà di modernizzare il sistema dei pagamenti, ma una vera e propria questione di sovranità monetaria che in un contesto internazionale sempre più instabile diventa una priorità strategica. Oggi oltre due terzi delle transazioni con carta nell’area euro viaggiano su circuiti facenti capo a colossi statunitensi come Visa, Mastercard e American Express: una dipendenza che, in caso di crisi geopolitiche o tensioni commerciali, potrebbe rivelarsi un’arma a doppio taglio per l’economia del continente. L’euro digitale, costruito su un’infrastruttura interamente europea, garantirebbe invece una rete di pagamenti alternativa e autonoma, riducendo il peso di attori extra-Ue e impedendo che decisioni prese altrove possano paralizzare il sistema finanziario di venti paesi. Come ha ricordato Piero Cipollone, membro del Comitato esecutivo della BCE intervenuto all’Accademia Nazionale dei Lincei, l’Europa non può più permettersi di esternalizzare funzioni critiche per la propria sicurezza economica: le dipendenze esterne, in un mondo meno stabile, rischiano di tramutarsi rapidamente in vulnerabilità strutturali, vanificando la sovranità riconquistata con l’adozione della moneta unica.

Come funzionerà e quali tutele per i risparmi dei cittadini

Ma al di là delle dichiarazioni di principio e delle implicazioni geopolitiche, i cittadini e le imprese italiane si chiedono come cambierà la loro vita quotidiana con l’arrivo di questa nuova forma di denaro. L’euro digitale non sarà una criptovaluta, né tantomeno uno strumento speculativo: sarà emesso direttamente dalla BCE, avrà corso legale e potrà essere scambiato sia online sia offline, garantendo un livello di privacy simile a quello del contante. Ogni cittadino avrà diritto ad aprire un conto in euro digitali presso una banca o un intermediario, con la possibilità di ricaricarlo tramite deposito bancario tradizionale o versamenti in contanti. Per evitare che la nuova moneta prosciughi i depositi degli istituti di credito – e quindi la linfa vitale del sistema bancario – sarà introdotto un tetto alla detenzione, probabilmente compreso tra poche centinaia e tremila euro, mentre i commercianti non avranno alcun limite ma vedranno gli incassi riversarsi immediatamente sui loro conti correnti tradizionali. Le commissioni per l’accettazione, inoltre, avranno un massimale che dovrebbe aumentare il potere contrattuale degli esercenti nei confronti dei circuiti internazionali, riducendo i costi a loro carico.

Il ruolo delle banche e la posizione degli istituti italiani

Sul fronte degli intermediari finanziari, il progetto ha suscitato reazioni contrastanti che spiegano anche la complessità del negoziato in corso. Mentre le banche italiane si sono mostrate generalmente favorevoli, a patto che gli ingenti investimenti per lo sviluppo dell’infrastruttura vengano ripagati da adeguati meccanismi di remunerazione, gli istituti tedeschi e francesi hanno espresso maggiori riserve, temendo una perdita di commissioni e di relazione diretta con la clientela. Cipollone, nel corso di audizioni parlamentari, ha provato a fugare questi timori spiegando che l’euro digitale sarà distribuito proprio attraverso le banche, e che queste trarranno vantaggio ogni volta che un pagamento tradizionale verrà sostituito da una transazione in valuta digitale: l’Eurosistema, infatti, non addebiterà commissioni di circuito, creando risparmi che potranno essere ripartiti tra istituti ed esercenti. Un meccanismo, questo, che dovrebbe preservare i modelli di business esistenti rafforzando al contempo la posizione negoziale degli istituti europei nei confronti dei giganti del settore. La palla, ora, torna al legislatore: il via libera definitivo richiede l’approvazione del regolamento da parte del Parlamento e del Consiglio, con l’obiettivo di avviare la fase sperimentale entro il 2027 e procedere all’emissione vera e propria non prima del 2029.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.