Garlasco, l’avvocato De Rensis: «Indagato per diffamazione, un atto ignobile»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il caso di Garlasco aggiunge un nuovo, intricato capitolo ai suoi già complessi sviluppi giudiziari, coinvolgendo direttamente chi da anni maneggia le sue carte processuali.

L’avvocato Antonio De Rensis, storico legale di Alberto Stasi (affiancato dalla collega Giada Bocellari), ha rivelato di essere stato formalmente iscritto nel registro degli indagati della Procura di Milano con l’ipotesi di reato di diffamazione; una vicenda parallela che rischia di offuscare, almeno temporaneamente, il dibattito sulla riapertura delle indagini per l’omicidio della giovane Chiara Poggi, avvenuto il 13 agosto 2007.

La notizia, che De Rensis ha commentato a caldo durante la sua partecipazione alla trasmissione “Ore 14 Sera”, non riguarda soltanto la sua persona ma si estende ad altre due figure legate a doppio filo alle fasi più oscure delle indagini storiche.

Le tre posizioni sotto la lente del pm

A condividere la medesima sorte con il penalista sono l’inviato del programma televisivo “Le Iene”, Alessandro De Giuseppe, e l’ex maresciallo dei carabinieri in servizio a Garlasco, Francesco Marchetto. Il fascicolo, attualmente affidato al pm Antonio Pansa, trae origine da una querela presentata da Stefania Cappa, una delle cugine della vittima, la quale ha sempre respinto con fermezza qualsiasi tentativo di coinvolgimento suo o della sua famiglia nella vicenda omicidiaria.

Inizialmente, l’accusa prospettata dai legali di Cappa era quella di “istigazione a delinquere nelle forme della diffamazione e della calunnia”, una fattispecie particolarmente grave che ipotizzava un’azione coordinata volta a gettare fango su terzi. Tuttavia, nelle more delle verifiche preliminari, la Procura ha operato una riqualificazione del reato, trasformandolo giuridicamente in “diffamazione aggravata”; una distinzione non certo di poco conto, che sposta il fuoco dell’inchiesta dalle supposte intenzioni (l’istigazione) all’effetto lesivo prodotto sugli indagati.

Questa scelta investigativa, per quanto tecnica, rivela la delicatezza con cui il pool di magistrati milanesi intende procedere in un terreno minato da decenni da scontri tra difese e parti civili.

L’inchiesta, lo si apprende dagli ambienti giudiziari, non si limita a valutare dichiarazioni estemporanee, ma avrebbe preso in considerazione anche conversazioni registrate e trascrizioni dettagliate fornite dalla stessa società investigativa ingaggiata dalla famiglia Cappa già nell’autunno scorso; un’attività preventiva che dimostra quanto le parti offese avessero previsto e preparato la risposta legale all’ondata mediatica degli ultimi mesi.

La replica sdegnata del difensore: «Infangato»

Dopo la divulgazione della notizia, lo stesso Antonio De Rensis ha rotto il silenzio professionale per raccontare la propria versione, rilasciando dichiarazioni che hanno infiammato il dibattito televisivo. Intervistato da Milo Infante, il legale di Stasi ha definito l’accusa come qualcosa di «incredibile sul pianeta Terra», rigettando con veemenza l’idea di aver mai sollecitato testimoni o ordito chissà quale complotto ai danni della cugina di Chiara.

«Non ho mai parlato con un testimone, mai incontrato un testimone, mai interloquito con l’ex maresciallo Marchetto», ha tuonato De Rensis, lasciando intendere che la sua strategia difensiva si è sempre mossa nell’alveo della stretta evidenza processuale e del ricordo della vittima, che ha detto di aver sempre messo al primo posto.

Il legale ha inoltre accennato a un retroscena che getta un’ombra ulteriore sui rapporti pregressi con Stefania Cappa: a suo dire, poco dopo aver assunto l’incarico per Stasi nel 2022, egli ricevette un approccio telefonico proprio da parte della querelante; un invito, mai accettato, a partecipare come relatore a convegni del Coni (il Comitato Olimpico Nazionale Italiano). «Se avessi voluto speculare, l’avrei veicolato prima», ha spiegato, aggiungendo di aver immediatamente informato di quell’offerta il procuratore capo dell’epoca, Napoleone.

Nonostante l’evidente nervosismo, trasparente nelle sue parole («Mi sento vergognosamente infangato»), De Rensis ha annunciato che affronterà la disavventura giudiziaria senza timori reverenziali, sottolineando che il confronto con Stefania Cappa si sposterà ora esclusivamente «nelle sedi opportune». La sua difesa, come anticipato dallo stesso, si concentrerà sulla dimostrazione che non vi fu alcuna macchinazione finalizzata a diffamare la cugina, bensì l’esercizio del diritto di difesa e di critica giornalistica.

Un contenzioso che si allarga a macchia d’olio

Quest’ultimo sviluppo non rappresenta però un caso isolato, bensì la punta di un iceberg giudiziario che sta crescendo in modo esponenziale alle spalle del celebre delitto. Come spesso accade nei cold case ad altissima tensione mediatica, il fronte delle querele si è moltiplicato a dismisura; si parla di circa ottanta fascicoli aperti solo sul tavolo del pm Pansa, molti dei quali riguardano esposti incrociati tra la famiglia della vittima (i Poggi) e le sorelle Cappa, finite loro malgrado al centro di illazioni online e non solo.

L’avvocato Antonio Marino, che assiste Stefania Cappa insieme ad altri legali, ha già annunciato battaglia, spiegando che la denuncia si basa su «risultanze di un’attività di investigazione» privata. I reati contestati nei vari atti spaziano dalla diffamazione allo stalking, fino a lambire ipotesi più gravi come la frode processuale e il depistaggio, sebbene per quest’ultimo profilo le valutazioni della magistratura siano ancora in fase embrionale.

Che la tensione sia alle stelle, del resto, lo testimonia anche la mole di accertamenti disposti. La Procura di Milano, pur avendo ridimensionato l’imputazione iniziale da “istigazione a delinquere” a “diffamazione”, non ha archiviato la questione; ha anzi avviato verifiche per capire se, dietro le dichiarazioni pubbliche rilasciate da De Rensis, De Giuseppe e Marchetto, possa celarsi un disegno comune volto a condizionare la percezione dell’opinione pubblica o addirittura le stesse indagini sulla morte di Chiara Poggi.

L’ex maresciallo Marchetto, in particolare, è una figura chiave delle prime fasi investigative, mentre l’inviato de “Le Iene” ha più volte portato in tv ricostruzioni e suggestioni sulla presenza di tracce genetiche. Intanto, nelle aule di tribunale, la parola passa ai legali: De Rensis ha già fatto sapere di essere pronto a difendersi, rovesciando l’accusa di aver tentato di speculare sul dolore della famiglia della vittima.

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