Elia Del Grande, quei vandalismi sospetti e il ritorno nella casa di Cadrezzate

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   Dove ti sei cacciato, Del? Cos’hai in mente? Sono le domande che rimangono sospese, mentre le forze dell’ordine, che lo braccano senza sosta, ricostruiscono i movimenti dell’uomo nella sua prima estate da libero, ufficialmente terminata tra ombre e azioni inquietanti. Quel periodo, stando a quanto emerge, sarebbe stato costellato da una serie di vandalismi, dei quali lui, com’è prevedibile, ha negato e continuerà a negare ogni responsabilità una volta catturato; un comportamento che, a ben vedere, sembra ripetere una pattern di negazione già consolidato. Errori, se ne sono commessi molti, e ancor più ne avrebbero commessi la compagna e i parenti, parlando con troppa disinvoltura e confidandosi, loro malgrado, con persone poco affidabili.

La fuga e le giustificazioni

Elia Del Grande, che non è più un ex detenuto ma un evaso a tutti gli effetti per le autorità giudiziarie, contesta però questa definizione tecnica, avanzando una propria verità attraverso una lettera inviata a un giornale locale. Lui sostiene di non essere fuggito, ma di essersi semplicemente “allontanato” dalla casa di lavoro in provincia di Modena, una struttura dalla quale dipendeva dopo aver scontato ventisei dei trent’anni di reclusione inflittigli per l’uccisione del padre, della madre e del fratello, un fatto di sangue che sconvolse Cadrezzate nel 1998. Nella missiva, l’uomo, che oggi ha quarantanove anni, motiva il suo gesto spiegando come quel luogo, a suo dire, fosse del tutto inadeguato al compito di preparare un detenuto al reinserimento nella società.

Le indagini sulla latitanza

Sono ormai più di sette giorni che di lui non si hanno tracce certe, nonostante le ricerche si concentrino, in una maniera quasi ossessiva, nel Varesotto e nell’area circostante il lago Maggiore, territori che lui conosce in modo profondo. Le indagini, che non si sono fermate, esplorano anche la pista sarda, dove l’uomo aveva già tentato una fuga in passato, un dettaglio che non sfugge agli investigatori. La latitanza, prolungata e fino a ora di successo, fa supporre che Del Grande non possa agire senza una rete di supporto: gli inquirenti lavorano quindi sull’ipotesi che ci siano dei complici, i quali, forse, gli garantirebbero appoggi concreti, coperture o semplicemente silenzi, magari ottenuti grazie all’ingente eredità familiare di cui l’uomo potrebbe ancora disporre.

Il mistero del piano

Quello che resta, al di là delle ricerche sul campo e delle speculazioni sui possibili aiuti, è il mistero assoluto che avvolge le sue intenzioni. Il suo piano, se esiste un piano vero e proprio, rimane un enigma fitto, un quid che sfugge a ogni analisi immediata. Il ritorno ideale, o forse fisico, nei luoghi della strage, unito ai vandalismi denunciati durante l’estate, dipinge un quadro inquietante e frammentario, nel quale la pericolosità sociale, già riconosciuta dalle misure di sicurezza a suo carico, sembra trovare una sinistra conferma nelle azioni attribuitegli e nella sua scelta di sparire nel nulla.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.