Crimson Desert si mostra su PS5 base a due giorni dal lancio, arrivano le prime immagini
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Scienza e Tecnologia
-
A quarantotto ore dall’apertura delle danze, con il conto alla rovescia che segna ormai l’imminente arrivo di Crimson Desert sugli scaffali digitali e nei hard disk dei giocatori di tutto il mondo, Pearl Abyss ha finalmente mostrato le carte che teneva fino a ieri coperte. È successo attraverso un video pubblicato sul canale ufficiale di PlayStation Japan, un filmato che per la prima volta mette sotto gli occhi del pubblico la versione del gioco destinata a funzionare su una PS5 standard, lontana dai riflettori puntati sulle configurazioni PC da urlo o sulla più potente PS5 Pro. Una mossa, questa, che arriva come una boccata d’ossigeno per quella parte di community che nelle ultime settimane aveva iniziato a masticare amaro, alimentando dubbi e sospetti su un possibile silenzio-assenso attorno alle reali performance del Titolo sulle console di base. Il nodo della questione, va detto, riguardava proprio l’ottimizzazione: molti giocatori temevano che la software house coreana stesse volontariamente nascondendo le difficoltà incontrate dalla macchina meno performante di Sony per non gettare ombre sull’hype pre-lancio, una dinamica che nella storia recente dei videogiochi ha spesso fatto da preludio a brutte sorprese.
Le immagini diffuse, sebbene limitate da una codifica YouTube che le porta a 1080p e trenta fotogrammi al secondo, mostrano un’esperienza di gioco sorprendentemente fluida, senza quei vistosi cali di frame o quei fastidiosi scatti che talvolta affliggono i mondi aperti più ambiziosi. Certo, chi aveva ammirato le precedenti esibizioni su hardware di fascia alta noterà qualche inevitabile compromesso: gli effetti particellari, si dice, appaiono ridimensionati, e l’impatto visivo complessivo perde qualcosa in termini di spettacolarità pura. Ma la sostanza, per chi possiede la console ammiraglia di questa generazione, sembra tenere. E non è poco, considerando il clima di apprensione che si era generato dopo che Digital Foundry, il celebre portale noto per le sue analisi tecniche certosine, aveva annunciato che non avrebbe mostrato il gioco in esecuzione sulle versioni base delle console, una scelta che molti avevano interpretato come una conferma indiretta dei problemi. La verità, come spesso accade, sta nei fatti: Pearl Abyss aveva promesso che avrebbe fatto vedere tutto a tempo debito, e la parola è stata mantenuta, anche se il tempo debito si è materializzato quando ormai l’orologio segnava l’ultimo giro prima del traguardo.
Nel frattempo, mentre l’attenzione si concentrava sulla resa grafica, un altro fronte di discussione ha continuato ad animare i forum e i social network, e riguarda la scelta di integrare il sistema di protezione Denuvo. Una decisione, questa, comunicata in sordina attraverso l’aggiornamento della pagina Steam e che ha riacceso il dibattito sull’impatto che tali software di anti-tampering possono avere sulle performance generali del prodotto. Pearl Abyss, interpellata sulla questione, ha cercato di spegnere le polemiche sul nascere con una precisazione netta: tutti i benchmark e i video dedicati all’analisi prestazionale, compresi quelli realizzati proprio da Digital Foundry, sono stati effettuati con la versione finale del gioco comprensiva di Denuvo attivo. Una dichiarazione che suona come una garanzia, volta a rassicurare gli utenti più scettici sul fatto che l’esperienza vissuta dai recensori e dagli addetti ai lavori sarà identica a quella che attende il comune acquirente il giorno del lancio, senza che la presenza della protezione infici la stabilità o la resa dei conti.




