Il canto del cigno della roadster bavarese: l’ultima BMW Z4 esce dalla linea di Graz

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Lo spegnersi dei motori, quello che per decenni è stato il rumore di fondo di un’intera epoca automobilistica, si è fatto silenzio qualche giorno fa nello stabilimento Magna di Graz, in Austria. È lì, tra i nastri che hanno assemblato centinaia di migliaia di esemplari, che è stata prodotta l’ultima BMW Z4, una vettura che – nata nel lontano 2002 per raccogliere l’eredità della Z3 – chiude oggi una parabola cominciata ventiquattro anni fa. L’addio, per quanto atteso, assume i contorni di un evento spartiacque per il marchio di Monaco, che da questo momento potrà contare unicamente sulla Serie 4 per presidiare il segmento delle cabrio a tetto in tela retrattile. Una sopravvissuta, quest’ultima, a un genere che le case generaliste hanno da tempo abbandonato, ma la cui scomparsa progressiva non smette di suscitare un certo rammarico tra gli appassionati.

Le tappe di un addio annunciato e ora definitivo

Non si trattava, in fondo, di un segreto: la stessa BMW aveva già comunicato, mesi or sono, che la Z4 avrebbe lasciato le scene nel corso del 2026. Quell’indicazione temporale, vaga quanto basta per lasciare spazio a qualche flebile speranza, si è trasformata in certezza quando l’ultimo esemplare – lo si apprende da una conversazione tra BMW Blog e un portavoce della casa tedesca – ha varcato i cancelli dell’impianto di Magna Steyr. La produzione, dunque, è ufficialmente cessata. A precederla, come un ultimo, eloquente segnale, era stata la comparsa della “Final Edition”, una variante della Z4 M40i che già nel nome conteneva l’epilogo. Quella edizione limitata, va ricordato, offriva una scelta significativa: da un lato il tradizionale cambio automatico Steptronic a otto rapporti, dall’altro – per i puristi – un manuale a sei marce. Su quest’ultima versione, impreziosita dal cosiddetto “Edition Handschalter Package”, gli ingegneri BMW avevano persino ritoccato la mappatura del software dedicata agli ammortizzatori posteriori, allo sterzo, al controllo di trazione e al differenziale M Sport. Un dettaglio non secondario, perché testimonia come l’addio sia stato concepito come un omaggio – forse l’ultimo – alla guida più partecipata.

Un capitolo che si chiude, con poche eredi

Le roadster, lo si è sempre saputo, non hanno mai rappresentato un segmento di mercato trainante per i volumi; la loro ragion d’essere è sempre stata altrove, nell’emozione pura del vento tra i capelli e nella meccanica messa a nudo. Eppure, quando una di loro si spegne, si ha la sensazione che si chiuda un capitolo non solo industriale ma culturale. Nel caso specifico della Z4, il suo percorso era stato segnato da due generazioni ben distinte (la prima, con il celebre disegno di Chris Bangle, e la seconda, più conservativa, prodotta sempre a Graz) fino ad arrivare all’attuale, lanciata nel 2018. A differenza di quanto avvenuto in passato, non ci saranno eredi dirette: nessuna terza generazione, nessun restyling di fine ciclo che possa illudere. La casa bavarese, dal canto suo, ha già riorganizzato la propria strategia sui modelli scoperti, e la Serie 4 Convertibile – con il suo tetto in tela, non a caso – rimane l’unica interpretazione contemporanea di una certa idea di liberté automobilistica.

La cronaca di un silenzio (produttivo) che vale una notizia

Non si tratta, nell’accezione classica del termine, di un fatto di cronaca nera; eppure, per chi scrive di motori da anni, la scomparsa di un modello iconico ha la stessa ineluttabilità di un verdetto. Nessun dettaglio macabro, per carità: solo il rilevare che l’ultimo esemplare – si ignora la destinazione finale, e non è necessario saperlo – è uscito dalla fabbrica senza alcuna cerimonia particolare, se si esclude il normale protocollo di fine serie. La conferma ufficiale, giunta attraverso il portavoce BMW, ha messo fine a ogni possibile voce circolata nei forum: non ci sarà una terza generazione, né una versione elettrica destinata a sostituirla. La Z4, insomma, muore così, come tante sue antenate, senza clamore ma con la dignità di chi ha concluso il proprio compito. Le indagini, se così si possono chiamare, sono quelle dei giornalisti specializzati che hanno verificato la data dell’ultimo assemblaggio e incrociato le dichiarazioni aziendali. Nessun giallo, nessun colpo di scena: soltanto la fine lineare di un prodotto che il mercato, con il suo inesorabile mutare dei gusti verso i SUV e le berline elettrificate, ha reso residuale.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.