Il rombo bianco che compare sulle strade europee e la sfida delle corsie HOV

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un segnale apparentemente semplice, un rombo di colore bianco cucito su uno sfondo blu, sta silenziosamente popolando le arterie di diversi Paesi europei, e la sua presenza, per molti automobilisti italiani in transito oltreconfine, si sta trasformando in una sfida interpretativa che può costare cara. Questo simbolo, lungi dall’essere un mero elemento decorativo della segnaletica verticale, è in realtà la chiave di accesso a un sistema di gestione del traffico noto come corsie HOV, acronimo dell’inglese High Occupancy Vehicle, ovvero veicoli ad alta occupazione. L’idea, concepita e rodatissima negli Stati Uniti e in Canada fin dagli anni Settanta, approda ora nel Vecchio Continente con l’ambizione di decongestionare il traffico urbano e ridurre la cappa di inquinamento che soffoca le metropoli, premiando chi sceglie la condivisione del viaggio.

Una corsia preferenziale per chi non viaggia da solo

La funzione di queste corsie speciali, generalmente posizionate sulla sinistra della carreggiata, è quella di garantire un flusso più scorrevole e rapido a una selezione ristretta di veicoli. Il criterio principale, quello che dà il nome alla misura, riguarda il numero di occupanti: l’accesso è consentito alle autovetture con almeno due persone a bordo, conducente incluso, anche se in alcuni contesti, segnalati da pannelli integrativi, la soglia minima può salire a tre o più passeggeri. A questa platea principale si aggiungono poi altre categorie di mezzi, il cui elenco, sebbene con variazioni locali, include generalmente gli autobus di linea, i taxi, i veicoli a bassissime emissioni come quelli elettrici e i mezzi adibiti al trasporto di persone con disabilità, creando un ecosistema variegato di utenti della strada considerati virtuosi secondo le politiche di mobilità sostenibile.

Il dispiegamento europeo e le tecnologie di controllo

In Europa, la diffusione di questa segnaletica procede a ritmi e con modalità differenti da Stato a Stato. La Francia, specialmente nell’area della tangenziale di Parigi dove dopo le Olimpiadi del 2024 la sperimentazione è divenuta permanente, e la Spagna, con corsie attive nelle aree metropolitane di Madrid, Siviglia e Malaga, sono tra i territori più avanzati in questa implementazione, affiancate da esperienze significative in Germania e Lussemburgo. Per garantire il rispetto delle regole, questi Paesi hanno dispiegato sistemi di controllo sofisticati: non più la sola pattuglia in carne e ossa, ma telecamere ad alta definizione, spesso posizionate su portali sopra la carreggiata e capaci di contare gli occupanti dei veicoli con l’ausilio dell’intelligenza artificiale, un’attenzione tecnologica che rende la violazione tutt’altro che priva di conseguenze, con multe che in Francia possono raggiungere i 135 euro e in Spagna superare i 200.

L’assenza nell’ordinamento italiano e il dibattito sulla mobilità

Al momento, il Codice della strada italiano non contempla ancora il rombo bianco né la figura giuridica delle corsie HOV, e chi percorre le autostrade della penisola non incontrerà questo segnale. Tuttavia, il dibattito sulla sua possibile introduzione è acceso e si inserisce in un contesto in cui il carpooling, anche in Italia, mostra segni di crescita considerevole. I dati parlano di centinaia di migliaia di viaggi condivisi ogni anno, con un impatto significativo sulla riduzione delle auto in circolazione e delle emissioni di anidride carbonica, un fenomeno che potrebbe trovare proprio nelle corsie preferenziali un potente acceleratore, qualora il legislatore decidesse di adottare lo strumento per allineare la viabilità nazionale alle tendenze di armonizzazione promosse dall’Unione Europea.

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