Whatsapp e Meta AI, come funziona il cerchietto nelle chat e quali rischi per la privacy
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Redazione Scienza e Tecnologia
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Da qualche settimana, molti utenti di WhatsApp hanno notato un’icona a forma di cerchio colorato, posizionata in alto nella schermata principale dell’app. Si tratta di Meta AI, l’assistente virtuale basato sull’intelligenza artificiale che il colosso di Mark Zuckerberg ha integrato nella piattaforma di messaggistica, promettendo di semplificare le conversazioni con risposte automatiche, suggerimenti e ricerche senza dover abbandonare la chat.
La funzionalità, che al momento non può essere disattivata, è stata introdotta dopo un iniziale stop da parte delle autorità europee, preoccupate per il rispetto della normativa sulla protezione dei dati. Sebbene Meta abbia dovuto rinunciare ad alcune feature, come la generazione di immagini, l’implementazione dell’IA solleva interrogativi legali, soprattutto per la sua capacità di analizzare i contenuti scambiati tra gli utenti. «L’addestramento del modello avviene attraverso dati che potrebbero includere informazioni sensibili», spiegano gli avvocati Giuseppe Croari e Ilenia Lanari, sottolineando come l’assenza di un’opzione per disabilitare del tutto il sistema limiti il controllo degli utenti sulla propria privacy.
Non è la prima volta che un’innovazione tecnologica si scontra con i principi del Gdpr, il regolamento europeo che impone alle aziende di garantire trasparenza e consenso nell’utilizzo delle informazioni personali. L’integrazione di Meta AI, infatti, non solo raccoglie i messaggi per migliorare le risposte automatiche, ma potrebbe anche elaborare inferenze sui comportamenti degli utenti, un aspetto che ha già attirato l’attenzione dei garanti della privacy.




