Pendolaria 2025, il trasporto regionale tra vuoti gestionali e treni deserti
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Redazione Interno
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Il trasporto ferroviario regionale italiano, come svela la puntuale analisi del rapporto Pendolaria 2025 di Legambiente, naviga in acque contraddittorie, dove la presenza di convogli nuovi – alcuni dei quali, peraltro, viaggiano semideserti – non basta a compensare i gravissimi limiti gestionali che, a livello nazionale, ampliano il divario con le migliori esperienze europee. Gli investimenti, che pure non mancano, risultano spesso frammentati e inefficaci, mentre il sistema nel suo complesso, privo di una riorganizzazione profonda e coraggiosa, vanifica sul nascere la cosiddetta “cura del ferro”, un obiettivo dichiarato dalla politica ma che, senza interventi strutturali, rischia di restare velleitario. L’annuale studio dell’associazione ambientalista, giunto alla sua ventesima edizione, dipinge un quadro in cui le grandi opere faticano a tradursi in servizi efficienti per il quotidiano, lasciando milioni di persone in balia di collegamenti lenti e inaffidabili.
Le ombre sulle tratte: un caso emblematico
Tra le storie che esemplificano le criticità croniche, un capitolo del rapporto è dedicato all’intricata vicenda delle Ferrovie Sud Est, un caso diventato anche oggetto di indagini giudiziarie, che mostra come la gestione delle infrastrutture possa impattare drammaticamente sui territori. Dopo sei anni di sospensione, motivati da lavori di raddoppio finiti in pesante ritardo, il servizio sulla tratta Bari-Martina Franca è finalmente ripreso, seppure in forma parziale: una soluzione attesa a lungo, che però non cancella il disagio prolungato patito dagli utenti, costretti a cercare alternative su gomma, e che sottolinea le falle nella programmazione e nella realizzazione degli interventi.
Il paradosso toscano: nuovi treni e affollamento
La situazione in Toscana, invece, offre uno spaccato di luci e ombre, dove i dati positivi – come l’ingresso in servizio di nuovi convogli, che ha abbassato l’età media del parco rotabile a 12,3 anni, e il completamento del raddoppio tra Pistoia e Montecatini – si scontrano con una domanda di mobilità che sfida la capacità del sistema. Sono circa duecentomila le persone che ogni giorno affollano i treni regionali toscani, un numero elevato che, pur testimoniando l’importanza del servizio, mette sotto pressione l’affidabilità e la puntualità, aspetti che, secondo Legambiente, richiederebbero investimenti mirati non solo al rinnovo del materiale, ma anche al potenziamento della rete e alla sua manutenzione ordinaria.
La sfida nazionale: superare la dicotomia
Il rapporto, nel suo insieme, delinea un Paese ancora in ritardo, dove il dibattito pubblico oscilla tra la retorica delle grandi opere faraoniche e la realtà dei “piccoli treni”, quelli su cui si basa la mobilità capillare. Mentre si discute di cantieri simbolo, la vita di chi dipende dai collegamenti regionali resta appesa a binari che necessitano di manutenzione, a frequenze da incrementare e a una governance più snella e competente. La fotografia scattata da Pendolaria 2025 è dunque chiara: servono più risorse, certamente, ma soprattutto una regia nazionale in grado di indirizzarle verso interventi concreti e misurabili, che diano priorità all’efficienza e alla qualità del servizio offerto ai cittadini, i quali, in molti casi, non hanno alternative sostenibili per i loro spostamenti.




