Colloqui di lavoro deserti, nel 2025 salta una selezione su tre
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Redazione Economia
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Nel 2025 quasi un colloquio di lavoro su tre è andato a vuoto perché nessun candidato si è presentato alla selezione, un dato che fotografa un cambiamento profondo nel mercato occupazionale italiano e che emerge dall’analisi realizzata dalla Cgia sulla base delle interviste raccolte da Unioncamere e ministero del Lavoro nell’ambito del Sistema informativo Excelsior. Secondo lo studio, le assunzioni saltate per assenza di candidati hanno raggiunto quota 1.750.000, pari al 30,2% del totale previsto, con punte che hanno toccato il 39% nel comparto delle costruzioni. Un fenomeno che, rispetto al 2017, mostra una crescita enorme: allora i casi erano stati poco meno di 400mila, equivalenti al 9,7% delle assunzioni programmate.
La situazione descritta dalla Cgia evidenzia un mercato del lavoro nel quale, accanto alle difficoltà tradizionali legate alla ricerca di occupazione, si sta consolidando anche il problema opposto: le imprese faticano a trovare persone disponibili a partecipare ai colloqui. Il fenomeno riguarda in modo particolare le piccole aziende, che risultano le più esposte alla mancanza di personale. In molti casi, spiegano i dati raccolti dagli imprenditori, il problema si manifesta ancora prima della selezione vera e propria, perché il candidato decide di non presentarsi all’appuntamento fissato dall’azienda.
Nordest in difficoltà e settori con i numeri più alti
Secondo quanto riportato dalla Cgia, il Nordest è l’area che sta incontrando le maggiori difficoltà nel reperire lavoratori. Tra le province segnalate con le situazioni più complicate compaiono Trento, Udine, Bolzano, Belluno e Rovigo, territori nei quali il numero di colloqui saltati continua ad aumentare. Il dato veneto viene indicato come uno dei più emblematici, tanto che l’Ufficio studi della Cgia parla apertamente di “paradossi sempre più diffusi” nel mercato del lavoro locale, dove le offerte di assunzione esistono ma non riescono a tradursi in inserimenti concreti.
Le criticità non riguardano soltanto un’area geografica, ma coinvolgono anche alcuni comparti produttivi in maniera più marcata rispetto ad altri. Le costruzioni registrano la percentuale più alta di assunzioni mancate, con il 39% dei casi senza candidati presenti ai colloqui. Seguono il settore legno-arredo, che supera il 35%, e le aziende multiutility attive nei servizi di acqua, energia e gas, che si avvicinano anch’esse al 35%. Numeri che mostrano come le difficoltà di reperimento del personale interessino attività molto diverse tra loro e non soltanto i lavori stagionali o a bassa specializzazione.
Cosa emerge dall’analisi della Cgia sul lavoro
L’indagine rilanciata dalla Cgia mette in evidenza un cambiamento nelle aspettative dei giovani nei confronti del lavoro. Secondo l’associazione, le nuove generazioni cercano prospettive di crescita professionale e condizioni considerate più attrattive, non limitandosi alla sola valutazione dello stipendio. Un elemento che contribuisce a spiegare perché alcune offerte non riescano più a trovare risposta, nonostante il numero elevato di posizioni aperte in diversi settori produttivi.
Il confronto tra il 2017 e il 2025 mostra inoltre quanto rapidamente sia aumentata la distanza tra domanda e offerta di lavoro. In otto anni le assunzioni andate a vuoto per mancanza di candidati sono passate da meno di 400mila a 1,75 milioni, mentre la quota percentuale sul totale delle selezioni previste è salita dal 9,7% al 30,2%. Il dato viene letto dalla Cgia come il segnale di un mercato occupazionale sempre più difficile da interpretare per le imprese, soprattutto per quelle di dimensioni ridotte, che si trovano a competere in un contesto dove la semplice disponibilità di posti non basta più a garantire la presenza di candidati ai colloqui.




