Macron a piedi verso la Trump Tower, poi l'appello all'Onu contro la legge della giungla
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Redazione Esteri
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Una passeggiata decisamente affollata per Emmanuel Macron: circondato dalla scorta e dalla delegazione francese, il presidente ha attraversato a piedi le strade di New York prima di entrare nella Trump Tower per incontrare Donald Trump. L'immagine del capo dell'Eliseo che cammina tra i grattacieli, con un cordone di sicurezza insolitamente numeroso, ha preceduto di poche ore il suo intervento alla tribuna dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite.
Macron si trova negli Stati Uniti per partecipare all'81ª sessione dell'Assemblea generale e a una serie di incontri bilaterali.
Il colloquio con Trump e il dossier Hormuz
Al termine dell'incontro con il presidente americano, Macron ha definito la conversazione «molto buona», spiegando che i due leader hanno analizzato le diverse soluzioni diplomatiche, senza un accordo globale, per facilitare il transito delle navi attraverso lo Stretto di Hormuz. «Abbiamo esaminato le vie e i mezzi che permetterebbero, senza un'intesa complessiva, di far passare più portacontenitori e petroliere», ha aggiunto il presidente francese.
Il tema è tutt'altro che secondario: da settimane il blocco dello stretto, da cui transitava circa il 20 per cento del commercio mondiale di idrocarburi prima del conflitto, continua a tenere sotto pressione i prezzi internazionali dell'energia.
In coordinamento con gli Stati Uniti, la Francia ha avviato la redazione di una risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite per istituire una missione internazionale finalizzata a ripristinare la navigazione nello Stretto di Hormuz. Una fonte diplomatica ha precisato che Parigi intende lavorare con gli americani e i partner su un testo che garantisca la libertà di navigazione, evitando di trasformare la missione in un'operazione offensiva contro Teheran.
L'iniziativa nasce dalla constatazione che precedenti tentativi di risoluzione si sono arenati di fronte alle obiezioni di Russia e Cina, timorose che il documento potesse essere interpretato come un atto ostile verso l'Iran.
Il discorso alla tribuna: nessuna resa alla legge della giungla
Nel suo intervento all'Assemblea generale, Macron ha posto una questione dirimente: «La domanda a cui dobbiamo rispondere è molto semplice: vogliamo vivere in questo stato di natura, con una sorta di ritorno della legge della giungla, o in una società internazionale civilizzata?».
Il presidente francese ha quindi ribadito che il dovere delle nazioni è mantenere una posizione ferma alle Nazioni Unite per prendere decisioni che promuovano l'interesse comune, e ha lanciato un appello diretto: «Quale credibilità abbiamo se continuiamo a restare inattivi di fronte a Gaza?».
Sul fronte ucraino, Macron ha sostenuto l'ipotesi di una «doppia moratoria»: da un lato la sospensione degli attacchi alle infrastrutture energetiche in Russia e Ucraina, dall'altro una tregua nel Mar Nero per liberare le esportazioni di cereali e rispondere alle esigenze di sicurezza alimentare di numerosi paesi emergenti.
Ha inoltre esortato gli Stati «attaccati alla propria indipendenza» a sviluppare un modello alternativo di intelligenza artificiale, di tipo open source, per non dipendere né dagli Stati Uniti né dalla Cina: «Non dobbiamo dipendere dall'uno o dall'altro».
Il contesto dell'Assemblea generale
L'81ª sessione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, aperta a New York sotto la presidenza del bangladese Khalilur Rahman, vede la partecipazione di circa 130 capi di Stato e di governo, chiamati a confrontarsi su conflitti internazionali, cambiamento climatico, sicurezza e sviluppo sostenibile. Il tema scelto per la settimana di alto livello è «Ripristinare la fiducia, gestire la trasformazione: un'Onu che risponde a tutti».
Per Macron si tratta dell'ultima grande assise newyorkese prima della scadenza del suo mandato, ma l'Eliseo ha fatto sapere che «l'ora del bilancio non è venuta» e che il presidente intende continuare a portare avanti la sua linea diplomatica, imperniata su una terza via tra Washington e Pechino.
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