Jesi, donati gli organi della bimba morta dopo aver ingerito un acino d'uva: cinque piccoli pazienti in attesa di trapianto

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un gesto di generosità compiuto nel momento di dolore più profondo. I genitori di Camilla Federici, la bambina di tre anni di Jesi deceduta martedì sera all'ospedale Salesi di Ancona, hanno acconsentito alla donazione degli organi della figlia. La piccola era ricoverata dal 23 settembre in Rianimazione pediatrica a causa di una gravissima ostruzione delle vie aeree provocata da un acino d'uva ingerito durante le Fiere di San Settimio.

L'accertamento del decesso è stato effettuato dal collegio medico alle 19.45 di martedì.

«I genitori hanno espresso la volontà di donare gli organi e trasformare un dolore in una speranza di vita per altri bambini», ha fatto sapere l'Azienda ospedaliero universitaria delle Marche. La decisione di mamma Giulia Gasparroni e papà Riccardo Federici ha permesso di avviare immediatamente le procedure per l'espianto.

L'intervento al Salesi e la destinazione degli organi

Il prelievo multiplo è stato eseguito nella notte tra martedì e mercoledì presso l'ospedale materno infantile Salesi. Secondo quanto riferito dal dottor Benedetto Marini, coordinatore del Centro Regionale Trapianti, l'intervento è iniziato alle 7 di mattina ed è terminato nel pomeriggio. Sono stati prelevati cuore, fegato, polmoni e reni, destinati a piccoli pazienti di età compresa tra i 3 e i 5 anni.

Il cuore e i polmoni sono stati trasferiti a Bergamo, mentre il fegato e un rene sono stati indirizzati a Roma, presso l'ospedale Bambino Gesù. L'altro rene è stato destinato a Genova, al San Martino. La macchina dei soccorsi si è messa in moto già nella serata di martedì, quando il Centro regionale trapianti ha allertato la centrale operativa del 118, che a sua volta ha coinvolto il Cup dell'Anpas. Durante la notte è giunto un volo da Falconara con l'équipe medica specializzata per l'espianto.

Al trasferimento degli organi hanno partecipato mezzi della Croce Gialla di Ancona, della Croce Gialla di Agugliano e della Croce Azzurra di Sirolo.

La dinamica della tragedia e i soccorsi

La vicenda ha avuto origine mercoledì 23 settembre, quando la bambina si trovava insieme alla madre e al fratellino di pochi mesi tra i banchi delle Fiere di San Settimio, nei pressi dell'Arco Clementino. Secondo una prima ricostruzione, la piccola avrebbe preso da sola un acino d'uva appena acquistato e lo avrebbe portato alla bocca. Il chicco le ha ostruito le vie respiratorie, provocando un arresto cardiocircolatorio.

Un medico presente sul posto ha iniziato immediatamente le manovre di rianimazione, mentre è stata allertata l'eliambulanza con un'équipe di rianimatori. Trasferita dapprima al pronto soccorso dell'ospedale Carlo Urbani di Jesi e poi in eliambulanza al Salesi, la bambina è stata mantenuta in sedazione farmacologica profonda e sottoposta a ventilazione meccanica e cure intensive. Nonostante gli sforzi dei sanitari, le sue condizioni sono rimaste gravissime fino al decesso sopraggiunto dopo sei giorni di ricovero.

Il cordoglio della città e il legame con l'ambiente sportivo

La notizia della morte di Camilla ha suscitato profonda commozione a Jesi. Numerosi messaggi di cordoglio sono giunti alla famiglia da parte di cittadini, associazioni e comitati di quartiere. Il sindaco Lorenzo Fiordelmondo ha espresso la vicinanza dell'amministrazione, sottolineando come nel buio del dolore la scelta dei genitori rappresenti una luce di generosità.

Un legame particolare unisce la famiglia Federici al mondo sportivo locale. Il papà Riccardo è un ex calciatore dell'Asd Spes Jesi, mentre il nonno Giorgio è un apprezzato allenatore delle squadre giovanili. La società ha voluto manifestare la propria vicinanza con un messaggio rivolto ai genitori e a tutti i familiari. In queste ore sui social si susseguono i pensieri di affetto per una bambina che l'intera città aveva sperato di vedere tornare a casa.

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