Acciaio, automotive e farmaceutica: lo spettro di una guerra dei dazi si allarga
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Redazione Esteri
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La risposta di Ursula von der Leyen ai dazi universali del 20% annunciati da Donald Trump è arrivata nelle prime ore del mattino del 3 aprile, da Samarcanda, in Uzbekistan. Pur definendo la mossa statunitense un atto aggressivo, la presidente della Commissione europea ha lasciato intendere che l’Ue è pronta sia a contrattaccare che a negoziare, senza però specificare tempi e modalità. Rivolgendosi ai cittadini europei, von der Leyen ha riconosciuto il loro disappunto verso "il più vecchio alleato", evitando però toni apertamente polemici.
Intanto, il segretario al Tesoro americano Scott Bessent, in un’intervista a Fox News, ha esortato i partner commerciali a non reagire con ritorsioni, avvertendo che qualsiasi contromisura potrebbe innescare un’ulteriore escalation. "State calmi, vediamo come va", ha dichiarato, sottolineando come una risposta immediata rischierebbe solo di peggiorare la situazione. Un monaco che suona più come un ultimatum che come un invito al dialogo.
La decisione di Washington, entrata in vigore a mezzanotte, colpisce con un’aliquota del 25% le auto importate e del 20% i prodotti europei, in particolare acciaio, farmaceutica e beni industriali. Una mossa che ha già diviso le reazioni a livello globale, con alcuni Paesi che valutano contromisure mentre altri, come l’Italia, puntano su un approccio più cauto. La premier Giorgia Meloni ha definito i dazi "una misura sbagliata", ribadendo che le guerre commerciali non giovano a nessuno.




