Kyrgios e Serena, l’erba ritrova due stelle: l’australiano brilla a Stoccarda, Williams vince al Queen’s

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Sport Redazione Sport   -   La stagione sull’erba, storicamente capace di regalare ai puristi del tennis quelle narrazioni che altrove sembrano sopite, si è aperta con un boomerang temporale capace di riportare in copertina due interpreti che il circuito, per ragioni diametralmente opposte, aveva imparato a fare a meno.

Da una parte Nick Kyrgios, reduce da un calvario fisico che sembrava aver segnato il preludio a un ritiro silenzioso, è riemerso con prepotenza nell’ATP 250 di Stoccarda; dall’altra Serena Williams, la cui assenza dai tabelloni ufficiali durava ormai da quasi quattro anni, ha varcato i cancelli del Queen’s con la leggerezza di chi non deve più dimostrare nulla, limitandosi a collezionare l’ennesima, sorprendente, vittoria.

L’incubo fisico è finito: Kyrgios ritrova il tennis che conta

Nel silenzio polveroso di un ranking ormai dissolto – l’australiano era letteralmente sparito dalle classifiche – Nick Kyrgios ha scelto la superficie che più gli somiglia per provare a ricominciare. L’erba di Stoccarda, luogo che in passato gli aveva già regalato due semifinali (nel 2018 e nel 2022), ha fatto da sfondo a una vittoria che profuma di rinascita più che di semplice qualificazione.

Contro Corentin Moutet, numero 8 del seeding, l’australiano ha liquidato la pratica con un perentorio 6-3, 6-4, mostrando un solido repertorio fatto di accelerazioni improvvise e una tenuta mentale che, a guardarlo giocare, sembrava essersi irrobustita durante la lunga convalescenza.

Non c’è stato spazio per i vezzi o le distrazioni che troppo spesso ne hanno minato la continuità: ha concesso due sole palle break – neutralizzate entrambe – e ha sfruttato con cinismo le tre occasioni avute per strappare il servizio al rivale. Al termine del match, visibilmente commosso, ha voluto condividere il peso di un percorso difficile: “Ho subito quattro interventi al ginocchio, ho dovuto ricostruire il polso. Mi chiedevo perché continuare a giocare, ma resto per voi ragazzi”.

Una dedica che suona come una presa di posizione definitiva, l’abbandono della filosofia dell’intrattenitore a tutti i costi per abbracciare quella, più matura, del combattente.

Serena e la ‘noia’ che fa tremare le avversarie

Se a Stoccarda si respirava l’aria del “non mollare mai”, a Londra, presso il Queen’s Club, l’atmosfera era decisamente più distesa, seppur altrettanto iconica. Serena Williams, quarantaquattro anni e un palmares che farebbe impallidire chiunque, ha giustificato il suo ritorno in doppio con una motivazione tanto banale quanto disarmante: “Non avevo niente da fare a casa, i miei figli sono in vacanza, mi stavo annoiando”.

Accanto a lei la giovane canadese Victoria Mboko, diciannove anni – nata quando Serena aveva già vinto sette Slam in singolare – ha assistito in prima fila a una lezione di tennis giocato senza pressione.

Insieme hanno spazzato via le terze teste di serie, la neozelandese Erin Routliffe e la statunitense Nicole Melichar-Martinez, con il punteggio di 7-6 (7/2), 6-2. Il servizio della 44enne, ancora un’arma capace di superare i 190 km/h, ha fatto la differenza nei momenti caldi, così come la complicità in campo con la giovanissima compagna di doppio. “Mi è venuto tutto naturale”, ha spiegato Serena, che ora si prepara ad affrontare i quarti di finale con la prospettiva, forse nemmeno troppo celata, di concedersi un’ultima, romantica, passerella a Wimbledon.

Due destini paralleli sulla stessa superficie

L’erba, si sa, è un fattore che tende ad esaltare le geometrie e a premiare i colpi potenti e tesi. Per Kyrgios, che a Wimbledon nel 2022 raggiunse la sua unica finale Slam fermandosi solo di fronte a Novak Djokovic, questo ritorno rappresenta la possibilità di chiudere il cerchio lontano dai polverosi campi degli Challenger; per Serena è una rivincita sul tempo, una dimostrazione che la tecnica – quella vera – non arrugginisce mai del tutto.

Il prossimo ostacolo per l’australiano sarà il giapponese Sho Shimabukuro, avversario sulla carta abbordabile per testare la consistenza di questo risveglio atletico. Per la campionessa americana, invece, il cammino nel torneo londinese potrebbe incrociare quello di Leylah Fernandez e Laura Siegemund già ai quarti. A prescindere dai risultati, l’inerzia sembra essersi spostata: entrambi sono tornati, e l’erba, testarda e verde, sembra aver deciso di accoglierli come se non se ne fossero mai andati.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.