Israele istituisce un tribunale per i membri Nukhba mentre gli Usa indagano su possibili crimini di guerra
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Redazione Esteri
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Mentre procede, dinanzi alla Corte internazionale di giustizia, il procedimento che lo accusa di genocidio a Gaza, Israele si appresta a dar vita a un tribunale straordinario con il compito specifico di processare circa 300 presunti membri delle unità d’élite palestinesi Nukhba, catturati in seguito all’attacco del 7 ottobre. Per rimarcare il carattere eccezionale di questa corte, si prevede l’impiego di giudici in pensione o prossimi al pensionamento, una scelta che intende sottolineare la gravità dei reati contestati, tra i quali figura proprio il genocidio. Una mossa, questa, che si colloca in un panorama giudiziario e diplomatico internazionale già estremamente teso, il quale vede il paese chiamato a rispondere delle proprie azioni su fronti differenti e contrapposti.
Il rapporto segreto del Dipartimento di Stato americano
Oltre alla vertenza internazionale, un altro fronte si è aperto per Israele, e proviene dal suo principale alleato. Un’inchiesta giornalistica ha infatti portato alla luce l’esistenza di un rapporto classificato, redatto dall’Ispettorato generale del Dipartimento di Stato statunitense e completato poco prima della tregua di ottobre. Il documento, la cui elaborazione è stata confermata da fonti di Washington, stima in “molte centinaia” i casi di potenziali violazioni delle leggi sui diritti umani commesse da unità delle Forze di Difesa israeliane durante l’operazione militare nella Striscia di Gaza. Si tratta di un elenco dettagliato, costruito attraverso segnalazioni, fascicoli aperti e l’incrocio di diversi elementi probatori, dai video da geolocalizzare alle intercettazioni da confrontare con le mappe operative.
L'applicazione delle Leahy Laws e le implicazioni
Quel rapporto rappresenta la prima ammissione ufficiale all’interno dell’amministrazione americana che le operazioni condotte da unità israeliane a Gaza rientrerebbero nell’ambito di applicazione delle cosiddette “Leahy Laws”. Questa normativa federale, che porta il nome del suo principale promotore, vieta espressamente agli Stati Uniti di fornire assistenza militare a unità di forze armate straniere quando vi siano ragionevoli evidenze del loro coinvolgimento in gravi abusi, quali torture, esecuzioni extragiudiziali o altre atrocità. L’aver riconosciuto la sussistenza di un così alto numero di potenziali violazioni apre di conseguenza un contenzioso di natura non solo giuridica, ma anche politica, riguardante la continuità del sostegno militare.
Due procedimenti su binari paralleli
I due percorsi giudiziari, quello del tribunale speciale israeliano e quello scaturito dalle indagini americane, procedono così su binari paralleli, sebbene con obiettivi e attori radicalmente diversi. Da un lato, lo stato ebraico avvia un processo interno, di carattere eccezionale, contro i presunti autori dell’assalto del 7 ottobre; dall’altro, si trova a dover affrontare le conclusioni di un organo di controllo di un governo alleato, che mettono in discussione la condotta di alcune sue unità militari. Entrambi i casi, seppur distinti, contribuiscono a definire un quadro complesso dove le questioni di giustizia e di diritto internazionale umanitario si intrecciano inevitabilmente con la politica e le relazioni diplomatiche.




