Trovato il Corpo di Bruno Gagliano, la drag queen KastaDiva
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La quiete di un sabato mattina, a Roma, è stata lacerata da una scoperta che ha immediatamente assunto i contorni di una tragedia. Una donna, affacciandosi al proprio balcone in via dell’Epiro, nel quartiere di Colle Salario, ha scorto il corpo senza vita di una persona, ponendo così fine all’angoscia di una scomparsa e aprendo invece un crudo spaccato di dolore. L’uomo, recuperato dai soccorsi intervenuti tempestivamente dopo la chiamata d’emergenza, è stato identificato come Bruno Gagliano, un volto notissimo e amato in quella scena culturale e di intrattenimento che, specialmente di notte, brillava dei suoi colori. La dinamica, ricostruita dagli investigatori, non lascerebbe adito a dubbi: si tratterebbe di un gesto estremo, un salto dal nono piano della palazzina dove risiedeva, avvenuto nella notte tra venerdì e sabato.
Bruno di giorno, icona di notte
Dietro il nome anagrafico, infatti, si celava la personalità artistica di KastaDiva, drag queen di talento e figura di spicco della vita notturna capitolina, che aveva fatto del Muccassassina – storico locale punto di riferimento per il pubblico LGBT – una delle sue case artistiche principali. Lì, e su palchi altrettanto simbolici come quelli del Qube o del Gay Village, Bruno Gagliano smetteva i panni della quotidianità per trasformarsi in un’icona di spettacolo, capace, come accade ai veri artisti, di trasmettere allegria sfrenata e di stimolare, al contempo, riflessioni più profonde attraverso la sua arte. Quella stessa arte che lo aveva portato a essere definito, da chi lo conosceva e lo apprezzava, “una stella fragile che ha incendiato la notte”, sintetizzando in una frase il dualismo di una esistenza percorsa da luci e ombre.
Il percorso e le fragilità
Proprio le ombre, stando a quanto emerso e ricostruito nelle prime fasi dell’inchiesta, sembrerebbero aver avuto il sopravvento in una vita che, nei mesi precedenti, aveva mostrato segni di profonda sofferenza. Lo stesso Gagliano, come appurato dagli accertamenti, era stato infatti ricoverato in una struttura psichiatrica, un dettaglio che le indagini – coordinate dalla procura di Roma – dovranno necessariamente valutare per dipanare l’intricata matassa di un evento tanto crudele. Le forze dell’ordine, peraltro, stanno già esaminando ogni aspetto, compreso quello relativo a una raccolta fondi, avviata online dopo la sua scomparsa e poi bloccata dalle piattaforme, della quale si dovrà chiarire ogni circostanza e finalità, per escludere qualsiasi ipotesi diversa da quella del suicidio.
Un vuoto nella scena artistica
Quel che resta, al di là degli sviluppi giudiziari che pure andranno seguiti con attenzione, è il vuoto improvviso e straziante lasciato dalla scomparsa di un artista. La sua morte, avvenuta a soli quarant’anni, interrompe bruscamente un percorso che aveva toccato e animato luoghi fondamentali per la cultura underground e non solo di Roma, privando la città di una delle sue voci più autentiche e riconoscibili. La scena, che in lui perde un protagonista, deve ora fare i conti con l’assenza di chi, con la propria fragile umanità, era riuscito a trasformare il palco in un contenitore di libertà, lasciando un segno indelebile in coloro che lo hanno visto esibirsi e che, in qualche modo, attraverso di lui hanno celebrato il diritto di essere sé stessi.




