L'influenza arretra lievemente, ma i medici invitano a non abbassare la guardia

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Redazione Salute Redazione Salute   -   I casi settimanali di infezioni respiratorie acute, che il sistema di sorveglianza RespiVirNet dell'Istituto superiore di sanità monitora con attenzione, hanno segnato un'inversione di tendenza, seppur lieve, con un'incidenza scesa a 7,28 casi ogni 1.000 assistiti. Questo dato, che corrisponde a circa 417.000 persone colpite nella settimana tra il 27 ottobre e il 2 novembre, si contrappone a quello della settimana precedente, quando gli italiani messi a letto dal virus erano stati 427.000, con un'incidenza registrata di 7,36 su 1.000. Un calo che, se da un lato potrebbe indurre a un cauto ottimismo, dall'altro non deve trarre in inganno sulla reale dinamica della stagione epidemica, la cui curva, come sottolineano gli esperti, è destinata a salire nelle prossime settimane.

L'anticipo della stagione e la pluralità dei virus

“Prima isolavamo i primi casi intorno all’otto dicembre, adesso cominciamo a vedere i virus influenzali già a metà ottobre”, ha spiegato Claudio Costantino, docente di Igiene e medicina preventiva all’Università di Palermo, evidenziando un anticipo che caratterizza questa fase iniziale. Un quadro complesso, quello dipinto dagli infettivologi, che trova un suo parallelo in quanto sta accadendo in Giappone e in Australia, Paesi i cui andamenti spesso fanno da apripista per l'Europa. Fabrizio Pregliasco, professore associato di Igiene presso l'Università degli Studi di Milano, ha ricordato come gli agenti infettivi in circolazione siano ben 262, una moltitudine di patogeni che, interagendo tra loro, rischia di generare non poca confusione nei sintomi e nelle diagnosi. Proprio per questo, nonostante il momentaneo decremento, le previsioni per l'intera stagione stimano un impatto consistente, con un numero di casi totali che potrebbe oscillare tra i 16 e i 20 milioni.

I sintomi e gli effetti avversi segnalati

La sintomatologia classica, che include febbre, tosse e dolori muscolari, rappresenta solo la facciata più visibile di un fenomeno che può manifestarsi in modi diversi. Accanto a questi segnali più comuni, vengono segnalate anche altre reazioni, come cefalea, orticaria e, in casi più rari, convulsioni, che compongono una mappa degli effetti avversi che i sanitari tengono sotto costante osservazione. Questa varietà di manifestazioni, del resto, è coerente con la grande quantità di ceppi virali in circolazione, ciascuno dei quali può interagire in modo differente con l'organismo umano.

La vaccinazione come scudo per i più piccoli

Tra le categorie che mostrano una particolare vulnerabilità vi sono i bambini nella fascia d'età 0-4 anni, sui quali i pediatri della Federazione Italiana Medici Pediatri di Salerno richiamano l'attenzione. Proprio per loro, considerati a rischio, la vaccinazione antinfluenzale è raccomandata e offerta gratuitamente a partire dai sei mesi di vita fino ai sei anni compiuti. Una misura di prevenzione, questa, che dopo lunghe sollecitazioni è stata finalmente estesa ai bambini sotto i sei anni, rispondendo a un'apparente necessità di proteggere i più fragili in un contesto epidemiologico che si annuncia impegnativo. L'invito dei medici, quindi, è a vaccinare proprio coloro che sono più esposti alle complicanze, in un'ottica di protezione individuale e collettiva.

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