Ferrara, convalidato l'arresto del 22enne che accoltellò uno studente al liceo Ariosto

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il giudice per le indagini preliminari Giovanni Solinas ha convalidato l'arresto del ventiduenne che mercoledì mattina si è introdotto nel bagno del liceo Ariosto di Ferrara, ferendo con un coltello uno studente di quindici anni. Il giovane, difeso dall'avvocato Emiliano Mancino, è comparso ieri davanti al gip. Le accuse a suo carico sono lesioni aggravate e porto abusivo di arma da taglio. Il giudice ha rigettato la richiesta di misure più lievi, disponendo la custodia in un reparto psichiatrico del carcere, ritenuta necessaria considerando l'evidente pericolosità dell'imputato.

Il piano scritto nel telefono

Dagli atti dell'ordinanza emerge un quadro che va ben oltre l'episodio di mercoledì. In un foglietto trovato in un telefono Samsung, attribuito al ventiduenne, erano annotati con precisione programmi di aggressione al liceo di Bondeno e all'istituto Roiti, con indicazioni su bagni, classi, persone da colpire e numero di colpi. Il testo, definito dagli inquirenti «delirante», descriveva una sequenza minuziosa: entrare all'intervallo, chiudersi in bagno, colpire una persona più volte tra torace, addome e collo, poi passare da una classe all'altra.

Il piano prevedeva infine di togliersi la vita in un casolare abbandonato. I carabinieri hanno trovato vicino a un canale due corde legate a un ramo d'albero. Il giovane avrebbe riferito agli inquirenti di voler emulare fatti di cronaca avvenuti negli Stati Uniti.

La scelta del liceo Ariosto

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il ventiduenne aveva inizialmente pensato di entrare in una delle scuole che aveva frequentato in passato, poi aveva cambiato idea perché vi avrebbe trovato persone conosciute. La scelta era caduta sul liceo Ariosto, un istituto che non aveva mai frequentato ma del cui spazio conosceva la disposizione. Non era alla ricerca di una persona specifica: l'intenzione dichiarata era ferire uno sconosciuto e poi farla finita. Tra lui e il quindicenne ferito non è emerso alcun rapporto precedente, né contatti sui social. I due non si conoscevano.

Il ragazzo era seguito dai servizi specialistici del territorio e aveva già manifestato in passato intenzioni suicidarie e fantasie aggressive. La situazione di sofferenza psichica, secondo quanto emerso in fase di indagine, si sarebbe acuita nel corso della pandemia di Covid-19.

La dinamica dell'aggressione

Mercoledì mattina il ventiduenne aveva parcheggiato l'auto al Diamanti, poi si era diretto verso l'istituto portando con sé un pugnale con una lama di circa dodici centimetri, acquistato online, nascosto nei pantaloni. Con il cappuccio della felpa tirato su, si era diretto verso i servizi igienici del primo piano. Erano circa le 10.15, al termine dell'intervallo di metà mattina. Lo studente quindicenne è uscito dalla cabina del bagno e si è trovato davanti il giovane armato, che lo ha spinto contro il muro e ha tentato di colpirlo al torace e all'addome.

Il ragazzino è riuscito a fermare i colpi e a disarmarlo, riportando lesioni superficiali all'addome, al torace e a un dito di una mano, giudicate guaribili in dieci giorni. Dopo la colluttazione l'aggressore è fuggito abbandonando il pugnale, poi recuperato dai carabinieri. Ha chiamato la madre, manifestando nuovamente l'intenzione di togliersi la vita; è stata la donna a convincerlo a desistere e ad accompagnarlo dai carabinieri. Durante l'interrogatorio il giovane ha ammesso il fatto, sostenendo di non aver avuto intenzione di uccidere ma solamente di ferire.

La posizione della difesa

L'avvocato Emiliano Mancino ha annunciato che entro dieci giorni chiederà un riesame affinché siano previste misure meno afflittive per il suo assistito, proponendo in particolare lo spostamento dal carcere a una struttura sanitaria. Il legale ha dichiarato che non si tratta di un episodio di violenza scolastica legato a problemi di sicurezza degli istituti, ma di una vicenda riconducibile a una situazione di disagio psichico. Le indagini non hanno fatto emergere elementi riconducibili a fenomeni di radicalizzazione, rivendicazioni o influenze esterne.

Le reazioni nel mondo scolastico

Sull'episodio è intervenuto Gian Carlo Perego, vescovo della diocesi di Ferrara-Comacchio. «È un brutto segnale quando la violenza entra a scuola, perché sconvolge uno dei luoghi fondamentali dell'educazione, della crescita delle persone», ha dichiarato. Il preside del liceo Ariosto, Domenico Marcello Urbinati, ha parlato di una «comunità ferita e violata», sottolineando la necessità di reagire con coraggio e fermezza.

Marianna Fornasiero, preside dell'istituto Einaudi, ha osservato che quanto accaduto «sarebbe potuto accadere a chiunque, a me, in qualsiasi scuola», rilevando come non sia possibile controllare tutti gli studenti che varcano gli ingressi. Gianni Luca Coppola, preside del comprensivo di Comacchio, ha espresso vicinanza al collega e ha definito le scuole «estremamente vulnerabili».

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