Ferrara, il piano dell'aggressore del liceo Ariosto: «Colpisco sei volte due persone»
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Redazione Esteri
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Aveva annotato tutto su foglietti nascosti nella cover del cellulare: i nomi delle scuole, le persone da ferire e persino il numero delle coltellate da sferrare. Il 22enne che mercoledì mattina si è introdotto nel bagno del liceo Ariosto di Ferrara, ferendo con un pugnale uno studente di 15 anni, intendeva compiere una strage. Lo si legge negli atti della convalida dell'arresto, disposta dal gip Giovanni Solinas dopo l'udienza di venerdì.
Il piano scritto nel telefono
Il giovane, incensurato, avrebbe confessato ai carabinieri di avere «fantasie aggressive al fine di emulare fatti di cronaca avvenuti negli Stati Uniti» e di avere acquistato online il pugnale per poi andare «in una scuola e ferire persone». Nel suo telefono Samsung è stato trovato un biglietto che delineava un programma dettagliato di aggressione, con indicazioni su bagni, classi, persone e numero di colpi. Gli obiettivi previsti non erano solo il liceo Ariosto: nel mirino erano finiti anche il liceo di Bondeno e l'istituto Roiti.
Il testo del biglietto, riportato nell'ordinanza, non lascia spazio a interpretazioni: «Liceo Bondeno, all'intervallo entro. Vado a chiudermi in bagno giù. Inizio sferrando colpi... a uno in bagno. Vado in classe e colpisco una persona sei volte tra torace, addome, collo passo a un'altra sei volte. Esco dalla classe, 2 persone 6 volte. Poi passo a classe su. Sempre due per classe 6 volte». E ancora, riferendosi al Roiti: «Bagno finché arriva qualcuno che colpisco 10 volte. Poi passo a mia ex classe atrio e poi quella a fianco. In ognuno colpisco sei volte due persone. Poi finito».
Secondo il piano, tutto sarebbe dovuto terminare in un casolare abbandonato, dove il 22enne avrebbe voluto togliersi la vita; i carabinieri hanno trovato due corde legate a un ramo d'albero vicino a un canale.
La scelta dell'Ariosto e la fuga
La scelta del liceo Ariosto sarebbe maturata dopo un ripensamento. Inizialmente il giovane aveva pensato di entrare in una delle scuole che aveva frequentato in passato, ma avrebbe cambiato idea per evitare di incontrare persone conosciute. Ha quindi optato per un istituto che non aveva mai vissuto da studente ma del quale conosceva gli spazi, senza cercare una persona specifica. Il quindicenne aggredito, con il quale non aveva alcun legame, sarebbe stato scelto casualmente.
Dopo la colluttazione, il 22enne è fuggito a bordo di una Fiat Panda, ripresa dalle telecamere. Ha poi contattato la madre, che lo avrebbe convinto a desistere dall'intento suicida e a presentarsi alla stazione dei carabinieri. Davanti al giudice ha sostenuto di «non avere avuto alcuna intenzione di uccidere», precisando di essere dispiaciuto e di essere in cura da anni presso il servizio psichiatrico. Il gip ha comunque disposto la custodia nel reparto psichiatrico del carcere, «considerando l'evidente pericolosità dell'imputato».
Il legale del giovane, Emiliano Mancino, ha annunciato che entro dieci giorni chiederà un riesame per ottenere misure meno afflittive, tra cui lo spostamento in una struttura sanitaria.
La reazione della scuola e della diocesi
Il dirigente scolastico Domenico Marcello Urbinati ha definito l'accaduto «un atto di violenza cieco, assurdo e inaccettabile» che ha colpito «la bellezza del nostro liceo, la serenità con cui varchiamo questo cancello ogni mattina». In una comunicazione rivolta a studenti e famiglie ha annunciato modifiche temporanee alla gestione degli accessi, con l'introduzione di un presidio da parte dei collaboratori scolastici e una limitazione degli orari di apertura dei cancelli. «Le regole servono a proteggere l'anima di questa scuola, non a soffocarla», ha scritto.
Sulla vicenda è intervenuto anche Gian Carlo Perego, vescovo della diocesi di Ferrara-Comacchio, secondo il quale «è un brutto segnale quando la violenza entra a scuola, perché sconvolge uno dei luoghi fondamentali dell'educazione, della crescita delle persone». Il presule ha aggiunto che «pensare che la sicurezza degli studenti sia solo legata a strumenti in più di controllo è superficiale, perché si tratta di un problema culturale».
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