Ferrara, aggressione al liceo Ariosto: il piano dell’arrestato e il modello Columbine

Ferrara, aggressione al liceo Ariosto: il piano dell’arrestato e il modello Columbine
Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo
INTERNO Preferisci Informazione.News su Google

Redazione Interno Redazione Interno   -   Un piano annotato su foglietti nascosti nella cover del telefono, con l’elenco delle scuole da colpire, i bagni da usare come punto di partenza e il numero delle coltellate da sferrare a ciascuna vittima. È quanto emerge dagli atti della convalida dell’arresto del 22enne che mercoledì mattina si è introdotto nel bagno del liceo Ariosto di Ferrara, ferendo con un pugnale uno studente di 15 anni.

Il giovane, comparso davanti al gip Giovanni Solinas, ha confermato di aver agito con l’intenzione di ferire e non di uccidere, precisando di essere seguito dai servizi psichiatrici e di essere dispiaciuto. Il giudice ha disposto la custodia in un reparto psichiatrico del carcere, ritenendo il quadro clinico incompatibile con misure meno restrittive.

Il piano scritto nel telefono

Nei biglietti trovati in un Samsung, attribuiti dall’indagato a sé stesso, il 22enne descriveva con precisione gli obiettivi: prima il liceo di Bondeno, all’intervallo, chiudendosi in bagno e iniziando a colpire; poi l’istituto Roiti, dove avrebbe voluto colpire dieci volte una persona nel bagno, per poi passare alla sua ex classe e a quella accanto. Il piano prevedeva di sferrare sei colpi a due persone per ogni aula. Alla fine, l’intenzione era quella di togliersi la vita in un casolare abbandonato: i carabinieri hanno trovato due corde legate a un ramo d’albero vicino a un canale.

L’arma, un pugnale con lama di circa 12 centimetri, era stata acquistata online. Il giovane ha raccontato di essersi recato al liceo Ariosto con la sua Fiat Panda, di non ricordare se avesse materialmente colpito il 15enne, e di essere fuggito volendo suicidarsi. Poi ci avrebbe ripensato, contattando la madre che lo invitava a desistere.

Il modello americano e la reazione della scuola

Il riferimento al modello americano compare nelle dichiarazioni rese agli inquirenti: il giovane ha parlato di fantasie aggressive legate all’emulazione di fatti di cronaca avvenuti negli Stati Uniti. La strage alla Columbine High School di Littleton, in Colorado, risale al 20 aprile 1999, quando Eric Harris e Dylan Klebold, due studenti della scuola, uccisero dodici compagni e un insegnante prima di suicidarsi. Fu il primo massacro scolastico trasmesso in diretta televisiva e divenne un caso di scuola negli studi sulla violenza nelle aule.

Il vescovo di Ferrara-Comacchio, Gian Carlo Perego, è intervenuto sull’episodio definendolo «un brutto segnale quando la violenza entra a scuola, perché sconvolge uno dei luoghi fondamentali dell’educazione, della crescita delle persone». Il preside ha invitato a reagire con coraggio e fermezza alla violazione, mentre gli studenti del liceo Ariosto, il giorno dopo l’aggressione, si sono detti «ancora molto scossi» e «dispiaciuti» per quanto accaduto.

La posizione della difesa e l’udienza di convalida

Davanti al giudice, il 22enne ha sottolineato di non aver avuto alcuna intenzione di uccidere, anche per non far soffrire la madre, ma solamente di ferire. Il suo avvocato, Emiliano Mancino, ha annunciato che entro dieci giorni chiederà un riesame per ottenere misure meno afflittive, proponendo lo spostamento dal carcere a una struttura sanitaria. La difesa ha descritto il giovane come una persona con sofferenza psichica e non come un criminale, escludendo che si tratti di un episodio legato alla sicurezza scolastica.

Il gip ha comunque ritenuto l’arresto pienamente giustificato considerando l’evidente pericolosità dell’imputato. Le indagini proseguono per chiarire ogni dettaglio, mentre gli interrogativi sulla vicenda restano numerosi.

Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.