La nuova dottrina americana nel Golfo non si chiama più guerra, ma resistenza economica
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Redazione Esteri
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La crisi del Golfo, quella che per mesi abbiamo raccontato in termini di incroci di missili e movimenti di flotte, è entrata in una fase qualitativamente diversa. Meno combattimenti classici, insomma, e più scontro geoeconomico: una trasformazione silenziosa ma profonda, che gli Stati Uniti stanno guidando abbandonando – almeno in apparenza – la logica della “forza schiacciante subito” per abbracciare una strategia di logoramento ispirata, per certi versi, agli stessi manuali del nemico. Mentre le tregue si prolungano e i negoziati dovrebbero ripartire presto a Islamabad – la delegazione americana è già in viaggio verso il Pakistan – Washington prova a rovesciare contro il regime iraniano le sue stesse tattiche di strangolamento economico. La guerra, di fatto, si è trasferita in prevalenza su questo livello: una gara di resistenza, dove si tratta di vedere chi cede per primo allo sfinimento.
Il blocco navale e l’immagine della USS Rafael Peralta
Il Comando Centrale degli Stati Uniti (Central Command) ha diffuso venerdì 24 aprile un’immagine che, a suo dire, mostra la USS Rafael Peralta impegnata nell’applicazione del blocco navale statunitense sui porti iraniani. Nella foto, sostiene il Central Command, la nave bloccata stava tentando di raggiungere un porto iraniano. Reuters è stata in grado di identificare il cacciatorpediniere lanciamissili USS Rafael Peralta (DDG 115) grazie alla configurazione del ponte, all’albero e alla sovrastruttura dell’imbarcazione, elementi che corrispondevano a immagini d’archivio. Un dettaglio non secondario, questo, perché certifica l’operatività del blocco: una misura che ricorda da vicino gli interdicton ship sanitari imposti da Teheran in passato, ma che ora viene girata come un’arma a doppio taglio contro chi l’aveva per prima affinata.
La “flotta delle zanzare” e l’incubo di Hormuz
C’è una foto scattata da un satellite che anticipa l’incubo. Risale al 4 dicembre 2019, durante la prima presidenza di Donald Trump – oggi presidente degli Stati Uniti da più di un anno, con una rielezione ormai inrata nel paesaggio politico ordinario. Quella foto mostra la portaerei Lincoln, la stessa che ha condotto il mese scorso gli attacchi sull’Iran, mentre attraversa Hormuz. E un nugolo di barchini d’assalto dei pasdaran corre per affiancarla a soli trecento metri di distanza: le scie sono tante, almeno diciotto. Quella “flotta delle zanzare” – così viene chiamata – rappresenta l’arma segreta ispirata ai persiani antichi, una minaccia asimmetrica capace di trasformare lo stretto più trafficato del mondo in una trappola mortale per le navi di superficie.
La prova di forza iraniana: i cargo sequestrati visti in tv
La televisione di Stato iraniana ha trasmesso oggi le immagini di due navi portacontainer sotto sequestro, attualmente ancorate nei pressi dello Stretto di Hormuz. Il filmato rappresenta una prova di forza con cui Teheran intende ribadire il proprio controllo su uno dei corridoi marittimi più strategici al mondo. Il reportage della IRIB ha mostrato la MSC Francesca e la Epaminondas, i due mercantili che il delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) ha dichiarato di aver intercettato mercoledì 22 aprile. Nessun dettaglio sulle condizioni dell’equipaggio, nessuna immagine di violenza: solo l’ostentazione fredda di un potere che sa di potersi permettere il lusso di fermare il commercio globale con un semplice blocco amministrativo. Una risposta, questa, al blocco navale americano: due mosse quasi simultanee che disegnano una scacchiera dove i pezzi non sono più solo cacciatorpediniere e portaerei, ma petroliere, container e rotte commerciali.




