Attacco russo su Kiev, almeno 17 morti e 44 feriti: "Colpiti depositi civili"

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L'ennesima notte di terrore per la capitale ucraina. Un massiccio attacco aereo della Russia, condotto con missili balistici e droni, ha colpito Kiev e la regione circostante tra il 4 e il 5 agosto, provocando un bilancio che, secondo il presidente Volodymyr Zelensky, è di almeno 17 morti e 44 feriti. Le esplosioni, che hanno interessato diversi distretti della città e dell'oblast, hanno colpito duramente anche obiettivi civili, scatenando incendi e distruzioni che hanno tenuto impegnate le squadre di soccorso per tutta la notte.

L'assalto alla capitale: il racconto dei numeri e degli obiettivi

L'attacco, come riportato dall'Aeronautica militare ucraina, è stato di proporzioni notevoli: 24 missili balistici, 4 missili Zircon/Oniks e 115 droni, molti dei quali a reazione, hanno preso di mira la città. La potenza di fuoco impiegata è stata tale che, secondo quanto denunciato dalle autorità ucraine e confermato dall'analisi di fonti open source, nessuno dei missili lanciati è stato intercettato, a causa di una critica carenza di sistemi antibalistici.

Gli effetti devastanti si sono concentrati in almeno sette punti della capitale e della sua periferia, in particolare nei distretti di Holosiivskyi, Desnianskyi, Obolonskyi e Sviatoshynskyi. Il sindaco di Kiev, Vitali Klitschko, ha parlato di due persone estratte ancora in vita dalle macerie di un magazzino distrutto nel quartiere di Holosiivskyi, mentre in altre aree si sono sviluppati vasti incendi in depositi e strutture logistiche, con fiamme che hanno avvolto un'area considerevole.

Secondo le dichiarazioni del capo dell'amministrazione militare regionale di Kiev, Tymur Tkachenko, 14 delle vittime sono civili, un dato che sottolinea la natura indiscriminata del bombardamento. Nella sola capitale, i funzionari hanno confermato la morte di una donna e il ferimento di almeno altre 24 persone, di cui 15 ricoverate in ospedale e quattro in condizioni critiche.

La risposta di Mosca e le parole di Zelensky

Dal canto suo, il ministero della Difesa russo ha confermato di aver condotto un "massiccio attacco" notturno, rivendicando come obiettivi le strutture dei "trasporti, logistiche e centri di distribuzione" di armamenti utilizzati dall'esercito ucraino. Tra i bersagli menzionati da Mosca figurano il centro logistico MLP-Chaika a Kiev, il centro Nova Poshta e altri siti nella città di Brovary, nella regione della capitale, tutti accusati di essere veicoli di transito per materiale militare. La versione ucraina, tuttavia, è diametralmente opposta.

Il presidente Volodymyr Zelensky, in un messaggio su Telegram, ha fornito una lista dettagliata degli obiettivi colpiti, definendoli come "strutture che non hanno nulla a che fare con la guerra". "Sono stati colpiti un birrificio, depositi di materiali edili e strutture logistiche civili. Persino una stazione ferroviaria", ha scritto il presidente, ribadendo la natura non militare degli attacchi.

Con tono duro, Zelensky ha anche lanciato un appello ai partner internazionali, sottolineando come la mancanza di sistemi di intercettazione missilistica sia stata la causa diretta di queste perdite umane: "I ritardi nella fornitura di tali sistemi, o la riluttanza a fornirli, portano direttamente a perdite umane e distruzioni così terribili". Il presidente ha inoltre quantificato l'attacco in 24 missili balistici, 4 missili Zircon/Oniks e 115 droni, molti dei quali a reazione, evidenziando la straordinaria mole del raid.

Il Mar Nero: un fronte parallelo che strangola l'economia

Mentre Kiev cercava di contare i propri morti e spegnere gli incendi, un'altra crisi di dimensioni altrettanto gravi si consumava nel Mar Nero, dove Mosca ha intensificato gli attacchi contro le infrastrutture portuali ucraine, di fatto imponendo un blocco navale che sta paralizzando l'economia del Paese.

Da settimane, le forze russe stanno prendendo di mira i porti di Odessa, Chornomorsk e Yuzhny, che rappresentano il principale canale per l'export di materie prime agricole e minerali, cruciali per Kiev al fine di ottenere moneta pregiata per il proprio bilancio statale. La situazione è talmente critica che le principali compagnie di navigazione, come la danese Maersk, hanno sospeso le operazioni, e le navi straniere hanno smesso di attraccare negli scali ucraini, con il traffico navale di fatto interrotto dal 22 luglio.

Secondo il ministro dell'Agricoltura ucraino Taras Vysotskyi, circa il 90% di cereali e semi oleosi viene esportato attraverso i porti del Mar Nero, e la nuova escalation rischia di interrompere l'esportazione di oltre 30 milioni di tonnellate di prodotti, con perdite stimate tra 1,5 e 3 miliardi di dollari.

La crisi portuale, innescata da una precedente campagna ucraina di attacchi con droni contro le navi russe, si è ora trasformata in una crisi del settore agricolo nel pieno della stagione del raccolto, mettendo a dura prova la capacità dell'Ucraina di sostenere il proprio sforzo bellico.

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