Il Quirinale, la destra e il fantasma del complotto
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Redazione Interno
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La dinamica della vicenda, che pure a distanza di giorni continua a sollecitare riflessioni, si è sviluppata lontano dalle suggestioni complottistiche maldestramente intentate da una parte politica. Potrebbe sembrare sufficiente, a chi conosce il rigore istituzionale del presidente Sergio Mattarella e la correttezza delle persone che lo coadiuvano, liquidare la questione con un'alzata di spalle; un gesto, questo, che risulterebbe però del tutto inefficace per chi è abituato a pensare e ad agire secondo una logica dove ogni evento nasconde un disegno ostile. La narrazione, che ha trovato spazio sulle pagine di un quotidiano di riferimento per l'area di governo, ha infatti costruito un castello di supposizioni a partire da un episodio in sé ordinario, trasformando una cena privata in un presunto "piano" ordito tra le mura del Colle.
L'innesco della polemica
“Il piano del Quirinale per fermare Meloni”: con questo titolo, il quotidiano “La Verità” ha dato il via a una bufera mediatica, concentrando le sue accuse su uno dei consiglieri di Mattarella, l'ex esponente democratico Francesco Garofani. La sua partecipazione a una cena in memoria del calciatore Agostino Di Bartolomei, evento di per sé privo di connotazioni politiche, è stata assunta a prova di una strategia occulta. Quel che ne è seguito è stato un fitto rincorrersi di smentite e precisazioni, mentre la macchina della speculazione prendeva velocità, alimentata da un clima già di per sé teso.
Le dichiarazioni che riaccendono la polemica
Proprio quando al Quirinale si sperava in un ritorno alla normalità, dopo i giorni più caldi della polemica, le agenzie di stampa hanno diffuso le variopinte dichiarazioni di Ignazio La Russa, le quali hanno gettato nuovo sale su una ferita ancora aperta. Quel suo intervento, per molti versi inatteso, ha infatti riportato l'attenzione sul caso, impedendo che la questione si chiudesse in fretta e dimostrando come, al di là delle smentite ufficiali, permangono delle zone d'ombra e delle incomprensioni che qualcuno ha interesse a mantenere vive. La destra, nel suo complesso, sembra dunque oscillare tra la volontà di archiviare la faccenda e l'impossibilità di rinunciare a un'arma di pressione così efficace.
La reazione del mondo dell'informazione
Di fronte a questo susseguirsi di eventi, la gran parte dei quotidiani ha adottato una linea editoriale piuttosto omogenea, tendente a minimizzare la portata della vicenda. Ogni volta che un esponente di governo o di maggioranza rilasciava una dichiarazione, si è subito levato il coro di chi intravedeva, in quelle parole, il segno di una macchinazione orchestrata per colpire direttamente il presidente della Repubblica, forse su un mandato implicito della premier. Una narrazione, questa, che ribalta completamente le parti in causa: da accusato di complottismo, il Quirinale finisce per essere dipinto come l'obiettivo di una campagna denigratoria sistematica. Non sarà “provvidenziale”, come qualcuno ha ipotizzato, ma lo scossone c'è stato e ha lasciato il segno, tanto che lo stesso Mattarella non ha potuto fare a meno di prenderne atto, osservando con attenzione quel vasto segmento del paese che si è allontanato dalle urne.




