Francia, il governo Lecornu risponde alla protesta degli studenti: dialogo e nuove risorse

Francia, il governo Lecornu risponde alla protesta degli studenti: dialogo e nuove risorse
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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La protesta degli studenti francesi, iniziata a metà settembre nei licei dell'area parigina e rapidamente diffusasi in tutto il paese, ha costretto l'esecutivo a un cambio di passo. Dopo tre settimane di blocchi, cortei e scontri, il primo ministro Sébastien Lecornu ha annunciato una serie di misure per rispondere alle richieste dei giovani e provare a riportarli in aula. La mobilitazione, sostenuta per la prima volta dai principali sindacati dell'istruzione, ha visto scendere in piazza anche genitori e insegnanti accanto a liceali e universitari.

Le cifre della mobilitazione

Secondo il ministero dell'Interno, la giornata di martedì 6 ottobre ha visto la partecipazione di 256.000 manifestanti in tutta la Francia, di cui 56.000 nella sola Parigi. Le organizzazioni studentesche contestano però queste stime e parlano di 450.000 persone a livello nazionale e 100.000 nella capitale. Nel corso delle manifestazioni sono state fermate 488 persone, mentre 891 istituti su circa 3.700 hanno subito interruzioni o blocchi parziali.

Il movimento, che nelle settimane precedenti aveva già portato a centinaia di arresti e alla chiusura temporanea di centinaia di licei, si è esteso anche a una trentina di atenei.

Le misure annunciate dal premier

Lecornu ha illustrato in Parlamento il pacchetto di interventi destinato a disinnescare la crisi. Sul fronte delle risorse, il bilancio dell'istruzione per il prossimo anno prevede un aumento di 1,2 miliardi di euro rispetto all'anno in corso. Il governo intende presentare entro la fine di ottobre soluzioni concrete per affrontare la carenza di insegnanti e la questione delle supplenze, la ristrutturazione degli edifici scolastici degradati e una migliore organizzazione degli orari. È prevista inoltre una maggiore trasparenza nelle procedure di ammissione all'università.

A partire da metà settimana, nei licei è stata disposta la sospensione delle normali attività didattiche per dedicare tempo a momenti di confronto democratico con gli studenti. Parallelamente, l'esecutivo ha annunciato misure sul caro-carburanti, con l'immissione sul mercato di 10 milioni di barili di gasolio dalle riserve strategiche, una decisione che secondo Lecornu dovrebbe ridurre il prezzo alla pompa tra i 12 e i 18 centesimi al litro.

La voce di Cohn-Bendit

Sulla rivolta dei liceali francesi è intervenuto anche Daniel Cohn-Bendit, figura storica del Maggio '68. «Noi credevamo nell'avvenire mentre i giovani di oggi hanno paura che non esista più un futuro», ha dichiarato l'ex leader studentesco, secondo il quale la protesta nasce dal degrado della scuola, dalle disuguaglianze sociali e dal timore del declassamento. Cohn-Bendit ha rivendicato il diritto degli studenti a contestare il governo, sottolineando al contempo la necessità di ascoltarli e di condividere con loro tanto l'impegno quanto le difficoltà e i vincoli.

Le tensioni politiche

Sul piano politico, lo scontro tra governo e opposizione si è acceso anche in Parlamento. La France Insoumise ha accusato Lecornu di aver represso con durezza la contestazione, mentre l'esecutivo ha replicato sostenendo che il movimento viene strumentalizzato. Durante la sessione di questioni al governo, la capogruppo dei deputati insoumis Mathilde Panot ha attaccato direttamente il premier.

A Metz, intanto, è stata aperta un'inchiesta dopo l'interpellazione di una quattordicenne a margine di una manifestazione, per accertare eventuali responsabilità di un agente; la procura ha precisato che né la ragazza né il suo rappresentante legale hanno sporto denuncia. Il presidente Emmanuel Macron ha convocato una riunione di crisi all'Eliseo con Lecornu, il ministro dell'Interno Laurent Nunez e il ministro dell'Istruzione Edouard Geffray per fare il punto sulla situazione.

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